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Timidezza dell’adolescente: riconoscerla e superarla del tutto

Timidezza dell’adolescente: riconoscerla e superarla del tutto

Timidezza dell’adolescente: riconoscerla e superarla del tutto

L’adolescenza e la pre – adolescenza sono momenti complicati. Alcuni ragazzi e ragazze sanno essere più sfidanti, accolgono meglio le provocazioni e di fronte alle difficoltà (e le prese in giro dei compagni) reagiscono più attivamente.Un professore che interroga non rappresenta un problema e lo stesso vale per le nuove conoscenze.

Alcuni, invece, hanno la tendenza a chiudersi. Di fronte all’interrogazione fanno scena muta. Escono con gli amici ma sono capaci di dare confidenza soltanto a quelli che già conoscono. Per cui diventa tutto più complicato e in qualche situazione si può finire persino col dare la colpa agli altri.

“è la professoressa che…” oppure “….i miei compagni però…” sono frasi che possono essere pronunciate. Non c’è nulla di male in questo, se non il fatto di evitare il problema, non affrontarlo e quindi lasciare che diventi più grave.

Purtroppo i genitori mi contattano sempre quando le cose sono diventate così chiare ed evidenti da essere innegabili. Per esempio il figlio fa scena muta in classe oppure non esce più con nessuno.

La terapia di questi sintomi è davvero semplice. Cerco di spiegarla in poche righe.

Quando un ragazzo o una ragazza si trova in una situazione “sfidante” o “nuova” la sua reazione non è quella di spostare l’attenzione all’esterno per trovare un modo di interagire con questa situazione. Se parliamo di una persona timida la sua attenzione andrà tutta all’interno, sulle sensazioni di disagio che prova.

Nel momento in cui portiamo l’attenzione su una sensazioni questa si fa più intensa. E’ normale, succede anche quando ci bruciamo. A volte la mano inizia a far male dopo che abbiamo posato la tazza, il piatto o la teglia, perché la nostra attenzione è rivolta al mantenere l’equilibrio nonostante l’ustione. Una volta che abbiamo evitato di rovesciare qualcosa per terra l’attenzione va tutta sulla ferita e il dolore diventa più intenso.

La persona timida ingrandisce anche piccole sensazioni di disagio a causa di questo meccanismo, cioè sposta la sua attenzione sul disagio che prova anziché sulla risorsa. Motivo per cui tende a peggiorare la situazione ulteriormente.

Il suo sistema nervoso autonomo si condiziona, reagendo in modo eccessivo alle situazioni che procurano disagio, e questo non fa altro che peggiorare le cose. Più si aspetta e più questo condizionamento si fa forte.

Quello che faccio in terapia per eliminare definitivamente questo problema è di riconoscere i primi segnali che portano alla reazione chiamata “timidezza” e associare ad essi una reazione di benessere. In questo modo il ragazzo/a si troverà a sperimentare le situazioni sociali senza più avere quelle reazioni fisiologiche fastidiose.

Dopo i primi incontri chiedo sempre di andarsi a cacciare proprio in quelle situazioni complicate, in modo che il giovane sperimenti questa novità, così facendo ricondiziona il suo organismo ad una reazione più sana e utile. Esperienza dopo esperienza questo conduce a riconquistare fiducia e aumentare la stima di sé (autostima), in tal modo si convincerà di potercela fare anche in situazioni nuove e più sfidanti.

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