massimo giusti psicologo coach

Sai come ostacoli il cambiamento? Avrai le idee più chiare!

Sai come ostacoli il cambiamento? Avrai le idee più chiare!

Sai come ostacoli il cambiamento? Avrai le idee più chiare!

Sai come ostacoli il cambiamento? Avrai le idee più chiare!

Hai mai cercato di comprendere come mai di fronte ad un impegno, un progetto e delle collaborazioni le cose improvvisamente peggiorano nonostante la presenza di tutte le risorse per superare ostacoli e criticità? Ti sei mai chiesto per quale motivo cercando una svolta nella tua vita hai finito per arenarti nuovamente?

Ci sono molti modi coi quali riusciamo a fallire, eccone alcuni che sicuramente hai vissuto o osservato negli altri:

  • Cambiare meta molto spesso lungo il tragitto. Permette di sentirsi sempre lontani dal traguardo
  • Cedere all’ultimo chilometro. Dopo una grande fatica anziché arrivare in fondo alle cose si abbandona la corsa
  • Essere incostanti. Le persone che alternano i loro sforzi hanno l’impressione che qualsiasi cosa facciano tutto è inutile. Spesso hanno ragione, perché senza la giusta dose di costanza raramente i propri sforzi servono a qualcosa
  • E’ quello che preferisco, aiuta a indursi stati emotivi talmente negativi che fanno passare la voglia di agire
  • Sopravvalutare il proprio impegno e sottovalutare quello degli altri. Perfetto per crearsi aspettative illusorie e svilire i propri collaboratori
  • Sopravvalutare il contributo altrui e sottovalutare il proprio. Questa è la miglior ricetta per distruggere l’autostima

Questi sono alcuni esempi ma ce ne sono molti altri, come la mancanza di autocritica, mantenere posizioni di orgoglio oppure essere troppo rigidi. Uno dei più deleteri, specialmente quando si collabora con altri, è agire senza tenere nella giusta considerazione le esigenze altrui. Le organizzazioni, siano esse pubbliche (istituzioni) private (le aziende) personali (la famiglia) devono tenere sempre nella giusta considerazione valori e obiettivi di tutti i suoi membri per funzionare bene. Quando questo non avviene nel medio o lungo periodo ci sono dei grossi problemi. Quando i problemi si verificano nel breve periodo è facile comprendere un rapporto di causa-effetto, quando invece i tempi si allungano è molto più difficile e il rischio di perdersi nei personalismi è molto alto.

La lista degli effetti (o sintomi) dei sabotatori interni è molto lunga. I sabotatori interni sono atteggiamenti mentali, accompagnati da strutture di pensiero, emozioni e azioni che esprimono le nostre paure, insicurezze, limiti o fragilità. Quando ci confrontiamo con questi meccanismi il rischio è di scivolare nel giustificazionismo dovuto allo storico personale. Un collega può avere una situazione difficile in casa e potremmo essere portati a tollerare certi suoi errori. Un fratello o una sorella potrebbe avere avuto un pessimo rapporto coi genitori e quindi siamo portati a tollerarne certi momenti di aggressività inappropriata. Nei fatti abbiamo imparato quasi tutti, spesso a nostre spese, che questo genere di giustificazionismo è erroneo e fuorviante, peggiora la situazione. Un contesto va affrontato nel suo momento presente, evitando riferimenti al passato o ai conflitti e concentrandosi sulla soluzione di una criticità attuale, in altre parole è necessario essere proattivi!

Quando ti trovi in disaccordo con le persone a te care, affronta soltanto il problema attuale

senza tirare in ballo il passato (Dalai Lama)

Una volta ritornato sul giusto binario e avvertiti i primi benefici avrai modo di affrontare eventuali problematiche rimaste in sospeso, sarà quello il momento per tornarci sopra. Cosa fanno invece i nostri sabotatori interni? Quando abbiamo un momento di stress che ci sta logorando cerchiamo di non mollare, di restare sul pezzo, trattenere il fiato il più possibile, affrontare situazioni ancora più difficili o ingoiare l’ennesimo rospo. Esattamente le strategie più adeguate per finire in burnout!!

Il concetto di sabotatore interno fu introdotto per la prima volta da Fairbairn, uno psicanalista sui generis dotato di grande intuito. Si riferiva a componenti dell’IO di cui la persona non è cosciente e che agiscono contro se stessa. Secondo Fairbairn questi sabotatori erano figure genitoriali introiettate. Lui era uno psicanalista e di conseguenza seguiva la sua teoria. Il concetto nel tempo si è evoluto ed in realtà queste figure sono facilmente identificabili per un occhio esperto, anche una persona alle prime armi può imparare cose utili per riconoscere quando si sta sabotando e agire per migliorarsi.

Fairbairn si riferiva a vere e proprie organizzazioni patologiche della personalità, molti parlano solamente di questo quando si tratta dei sabotatori interni. Nei fatti fra la sponda dei sabotaggi quotidiani che ci “regaliamo” e quella di una personalità patologica esiste un oceano all’interno del quale ciascuno di noi ha il suo piccolo isolotto.

Si tratta di meccanismi appresi, automatici, che mettiamo in campo per abitudine. In parte derivano da esperienze lontane ed in parte da fatti molto più recenti incontrati nel corso della vita a cui abbiamo imparato a reagire in un certo modo. A differenza dei cani, che associano la parola seduto alla ricompensa e quindi imparano a mettersi seduti ogni volta che glielo chiedi gli esseri umani, prima di “mettersi seduti” hanno bisogno di pensare. Condizioniamo il dialogo interno, le emozioni e la nostra visione delle cose, soltanto dopo cominciamo a rispondere in un certo modo, imparando a indurci un certo stato mentale, una certa emozione e adottando un certo punto di vista.

Quando qualcuno ce le fa notare può capitare di rispondere che “io sono fatto così”, ma la risposta corretta sarebbe “io sono abituato così”.

Nei gruppi di gestione emozionale e autoipnosi insegno spessissimo a fronteggiare i sabotatori interni ed è sempre molto facile per i partecipanti accettare che una parte di se effettivamente ha la pessima abitudine di remare contro se stessa ma anche a saperla riconoscere e usare in modo positivo.

 

Impara ad ascoltarti!

Il primo assunto che devi ricordare è che puoi scegliere quale voce ascoltare dentro te stesso. Fino agli anni cinquanta, ma forse anche più tardi, andare dal medico e dirgli che hai le voci in testa garantiva una buona dose di psicofarmaci. Oggi sappiamo perfettamente che il dialogo interno è una costante della vita di chiunque. Quando pensi ti dici delle cose, vedi delle cose, senti delle cose, alcuni odorano o gustano qualcosa. In altre parole le strutture cerebrali che costituiscono l’hardware dei nostri sensi è attivo indipendentemente da ciò che stai facendo. Hai sempre dei canali in entrata attivi (i sistemi percettivi) che puoi modulare.

Esistono vari tipi di dialogo interno, eccone alcuni:

  • Il perfezionista
  • Il conformista
  • l’ambizioso
  • Il fifone
  • Il controllore

Queste forme di dialogo interno sono associate a vari tipi di sabotatore. Abbattersi, bloccarsi, procrastinare, essere insicuri delle proprie azioni, non meritarsi un traguardo, compiangersi, svilirsi, arrabbiarsi ingiustificatamente, vedere sempre la soluzione dalla parte del conflitto sono tutti pessimi consigli che le nostre vocine interne, quando sabotanti, ci forniscono.

Il dialogo interno è il tuo stile di pensiero! Un esercizio che faccio spesso nei gruppi Horizon è quello di far mettere da parte l’uso delle negazioni. Non si tratta di imitare Jim Currey in Yes Man o di essere accondiscendente con tutto ciò che ti viene chiesto, ma di imparare a manifestare i tuoi pensieri in forma attiva e propositiva.

Ecco alcuni esempi:

  • Non voglio andare in vacanza al mare può essere trasformato in voglio rilassarmi in un posto poco affollato
  • Non voglio provare questa sensazione può essere trasformato in voglio sentirmi rilassato anche quando devo svolgere un compito importante
  • Non fare tutto ciò che ti piace senza pensare agli altri può essere trasformato in voglio trovare qualche attività piacevole da svolgere coi miei colleghi o con i miei amici
  • Non voglio che mia figlia passi tutto il giorno alla tv può essere trasformato in voglio che mia figlia abbia passioni e interessi che attivano la sua creatività
  • Non voglio più andare a lavoro in quell’azienda può essere trasformato in voglio lavorare in un ambiente sereno

Se nutri dei dubbi su questo aspetto vuol dire che non ti sei mai accorto di quanto il tuo modo di pensare influenza le tue decisioni, emozioni e possibilità di agire? Oppure potresti sopravvalutare questa dimensione del pensiero ritenendo che cambiandola sarai sempre felice!

La felicità è un modo di essere, vivere, sentire che ti accompagna nel raggiungimento dei tuoi obiettivi.

Perché la felicità è un percorso, non una destinazione (madre Teresa)

La qualità dei tuoi pensieri influenzerà le qualità che metterai in gioco lungo il percorso, determinando il grado di soddisfazione tuo e delle persone che incontrerai. Perché l’essere umano è un animale sociale, ed ha bisogno degli altri così come gli altri hanno bisogno di te!

Impara a chiedere aiuto!

Sottovalutiamo l’aiuto esterno. Quando pensiamo ad un obiettivo cerchiamo di immaginare come raggiungerlo da soli. Come agiscono le persone che superano con successo le situazioni di crisi? Chiedono aiuto. Se di fronte ad una delusione ti chiuderai in casa senza mai confrontarti con nessuno pensando e ripensando a quanto sono andate male le cose, vivrai spesso sensazioni negative che col tempo potranno diventare una vera e propria depressione. Non ci credi? Prova a chiuderti in casa ripentendo a te stesso quanto sei incapace, cogli sempre il lato negativo delle cose ed evita ogni suggerimento positivo esterno. Trascorri almeno quattro ore al giorno in questo modo e fra un mese passando davanti ad una ferramenta ti chiederai se per caso vendono corde e sgabelli!

Chiedere aiuto richiede un atteggiamento attivo, prendere delle decisioni, saper scegliere. Quando si forma un gruppo è necessario che si condividano i valori, le ambizioni personali, gli aspetti che divertono maggiormente, il contributo che ciascuno può dare, il rispetto verso queste cose. Nei gruppi di lavoro le persone tendono a chiedersi troppo semplicemente quanto potrebbero guadagnare insieme. Molto poco se non si possiede la tendenza a tenere nel dovuto conto questi aspetti soggettivi perché se sono “impostati male” si genererà conflitto, frustrazione, demotivazione, incostanza, incoerenza.

Quando chiedi aiuto valuta opportunamente di cosa hai bisogno e chi potrebbe aiutarti!

Se vivi una situazione di difficoltà emotiva, magari proprio perché ti sei chiuso/a in casa come nell’esempio sopra riportato (non lo fare, funziona!) ti conviene chiederti chi saresti disposto ad ascoltare?

Impara ad ascoltare!

Eh si, perché chi non ascolta gli altri tende ad ascoltare solo se stesso! Forse non ci crederai, alcune persone chiedono consiglio a chiunque indistintamente e indovina a chi finiscono per dare retta? A chi gli dà ragione!

Le strutture mentali sono autoconfermative, cioè necessitano di conferme per stabilizzarsi. Non sto a spiegarti le noiose implicazioni di quella che viene tecnicamente chiamata validazione, ti faccio un esempio meno neuroscientifico ma decisamente più semplice da capire e facile da scrivere. Il tuo cane imparerà a mettersi seduto quando gli darai una ricompensa (cibo o coccole o giocare, dipende da cosa preferisce), cioè quando ricompensi il suo comportamento. Tu ti senti meglio quando qualcuno ti capisce (valida il tuo stato d’animo). Questo processo indica la strada giusta, permette di stabilizzare un comportamento. Se tu applichi questo metodo con qualcuno che valida i tuoi comportamenti sbagliati e i tuoi schemi mentali controproducenti ti troverai a provare sollievo, ma solo per poco tempo, poi ricadrai nello stesso stato emotivo che avevi prima di chiedere aiuto.

Scegli le persone che sei disposto ad ascoltare!

Smetti di giocare all’illuminazione buddista, il parere di molte persone, siano esse amici o parenti, in realtà non ti interessa e tendi a ritenerlo sbagliato o distorto fin da prima di chiedergli cosa ne pensano. I consigli, gli aiuti, i colleghi, gli amici, devi volerli ascoltare per imparare!

Quando il discepolo ha la sensazione che il maestro non possa insegnargli più niente a torto o ragione quella sensazione gli impedirà di imparare!

Impara dagli altri!

Hai mai notato la quantità spropositata di persone incapaci che rivestono ruoli importanti? Alcuni si fanno vincere dall’invidia e si lamentano, altri invece cercano di capire come hanno fatto. Ogni volta che osservi in qualcuno un comportamento che potrebbe esserti utile, imitalo!

Imita chi scegli!

Come fanno gli atleti ad apprendere l’esatta sequenza di passi per saltare l’asta sempre più in alto? Sono successo dipendenti. Tutti i grandi atleti si lasciano condizionare molto più dal successo (in allenamento o gara) che dall’insuccesso (alcuni arrivano a non provare niente di specifico quando sbagliano in allenamento). Metti da parte i giudizi di valore e osserva chi fa le cose che vorresti, impara a fare ciò che fanno loro e se sarai capace lo farai bene o persino meglio!

Applicati!

Come si supera una fobia? Molti anni fa con tanti psicofarmaci e per un certo periodo la psichiatria ha ritenuto le fobie una delle cose più difficili da curare (oggi sappiamo che molto spesso sono molto facili da curare). Le fobie sono una reazione automatica e istantanea. Sembrava impossibile superarle agilmente. Poi qualcuno ebbe la brillante idea di chiedere ad ex fobici come avevano fatto ad uscirne. Avevano varie strategie ma soprattutto avevano usato il loro pensiero immaginandosi in certi modi per poi provare nella realtà a fare la stessa cosa. Chi più velocemente, chi più lentamente, in questi modi avevano superato il loro problema.

Le tecniche psicologiche non sono ricette magiche né invenzioni, ma cose che praticano le persone in quei casi in cui riescono nel loro intento!

Come si è imparato a far funzionare i gruppi di lavoro, le famiglie o le squadre sportive? Osservando cosa facevano le squadre, le famiglie e i gruppi di lavoro che funzionano

Osserva!

Una delle caratteristiche che possiedono sempre le persone che stanno bene, lavorano bene, funzionano bene è la capacità di osservare! Certamente l’abito non fa il monaco ma il monaco ha sempre l’abito, non è vero?!

In realtà tutti noi osserviamo, lo facciamo più o meno bene ma lo facciamo sempre. Il problema nasce quando osserviamo troppo noi stessi e troppo poco gli altri. Le loro abitudini, gusti e gesti. I loro modi di dire, parole o esempi che usano spesso. Il buon osservatore sa imitare dialoghi e gesti delle persone che osserva. Quando i sensi si dirigono verso l’esterno le sensazioni si acquietano, la rabbia, il rancore, la tristezza o la delusione si trasformano in onde meno fragorose che possiamo superare. L’abitudine all’osservazione trasforma la persona in un ricevitore in grado di comprendere, ascoltare, empatizzare con chi hai davanti. Distrae dai problemi e dai “pensieri” che ti assillano. Ti concentra nel momento presente rendendoti più partecipe e attivo. Tutti hanno gli occhi per guardare, ma di quante persone conosci conosci il colore degli occhi? Osserviamo molto meno di quanto crediamo!

Empatizza!

L’empatia, sottovalutata e quasi discreditata, è il principale processo che conduce al cambiamento profondo. La capacità di immedesimarti nell’altro ti permetterà di comprendere il suo punto di vista, il perché delle sue azioni e come ti giudica. Hai mai conosciuto qualcuno che per abitudine parla sempre e solo dei suoi problemi, dei suoi giudizi verso gli altri e di come vede il mondo? Dopo un po’ di tempo questo comportamento ti ha suscitato certe reazioni emotive, magari hai provato a dargli un consiglio. Hai presente quelle persone che dopo che gli hai dato un consiglio proseguono nella loro dissertazione come una litania? Secondo te immaginano lo stato d’animo che provi quando state insieme?

Empatia vuol dire calarsi nei panni dell’altro e capire cosa prova!

Scegli le emozioni che vuoi trasmettere!

Prova a fare un esercizio molto semplice. Pensa a qualcuno che conosci e che frequenti più o meno spesso. Sai che lo rivedrai o la rivedrai presto. Decidi adesso che emozioni vorresti fargli provare e fai in modo di capire cosa effettivamente ha provato. Come? Prova a chiederglielo.

Ti faccio un esempio di una situazione che ho conosciuto molti anni fa. Un mio conoscente usciva con una ragazza nuova, gli piaceva e avevano una perfetta intesa sotto ogni aspetto, tranne per una certa frustrazione che provava dopo i loro incontri. Gli feci alcune domande e mi disse che aveva l’impressione che i suoi sforzi per farla stare bene non avevano un gran successo e ad ogni loro incontro si sforzava di fare le cose giuste perché non capiva dove sbagliava.

Pensava di sbagliare qualcosa!

Gli proposi di domandarsi cosa esattamente volesse far provare a quella ragazza e lui mi rispose che voleva farla sentire desiderata, importante e apprezzata. Gli chiesi cosa piacesse a quella ragazza e mi rispose nei minimi dettagli. Si rivelò un portentoso osservatore e ascoltatore, dubitai che realmente sbagliasse qualcosa. Gli proposi di chiedere alla ragazza se effettivamente si sentisse apprezzata, importante e desiderata.

Dopo qualche mese lo incontrai per strada e mi disse che aveva smesso di frequentarsi con lei, adesso usciva con una donna dolcissima che seppur spigolosa lo rendeva veramente felice. Dovetti domandargli cosa fosse successo e per tutta risposta mi spiegò di aver eseguito per filo e per segno ogni mio consiglio. Quando chiese alla sua ex partner se era riuscito a farla sentire come lui desiderava lei rispose di si, assolutamente, e che gli sembrava troppo e inappropriato. Viveva i suoi tentativi come eccessivi e costruiti, innaturali e gli aveva chiesto di non farlo più senza dirgli cosa invece avrebbe gradito. Si rese conto che lui aveva bisogno di una persona che apprezzasse i suoi gesti e preferì troncare la relazione per fare spazio a nuove esperienze. La sua attuale compagna aveva una serie di cose che a lui non piacevano molto ma lo apprezzava e valorizzava i suoi gesti. A torto o ragione per lui questo era molto più importante di tante altre cose!

 

Conosci i tuoi bisogni!

Moltissime persone ritengono di conoscere i loro bisogni, eppure se glielo chiedi ad inizio ed a fine serata ottieni due risposte diverse! I bisogni sono molto importanti, così tanto che la nostra specie ha costruito un sistema di convenzioni e di credenze (la cultura) che nei fatti è un immenso contenitori dei bisogni che sono ammessi e di quelli che vengono concessi, di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato, di ciò che è buono e di ciò che è cattivo. Di ciò che è bene dire e di ciò che è meglio tenere per se. Di come vestirsi in certe situazioni, di come comportarsi in vari contesti. Se non ci credi vai in costume da bagno ad un funerale, fai battute sporche con uno sconosciuto e pratica il nudismo in una spiaggia affollata della Versilia. Oppure presentati a lavoro vestito come per andare in discoteca, fa indossare l’abito da sposa a tua moglie stasera quando andate fuori a mangiare una pizza. Se fai quest’ultima cosa cerca anche di cogliere il significato degli sguardi di chi accanto a te si sta domandando cosa ci fate per la cena di matrimonio in pizzeria da soli. Uno chef una volta mi disse che con questa storia dei gusti ci avevano fregato di grosso. Nessuno avrebbe mai messo il formaggio sul pesce in Italia, prima di assaggiare la corbanara di mare.

La scala dei bisogni, dei valori e delle convinzioni è un esercizio davvero brillante che insegna a riconoscere le cose a cui diamo realmente importanza. La felicità risiede nel vivere coerentemente con ciò in cui crediamo, è in queste cose che possiamo rendere il meglio ed il massimo!

Conoscere i sistemi di convinzioni che ci ostacolano si rivela strategico

 

Impara a riconoscere le tue convinzioni!

Esistono tre grandi categorie di convinzioni limitanti da tenere sempre sotto occhio:

  1. Convinzioni sulle proprie capacità personali
  2. Convinzioni sulla propria capacità di raggiungere un obiettivo
  3. Convinzioni sul meritarsi l’obiettivo

Le convinzioni sono idee, le tue idee per essere più precisi, su di te, gli altri e il mondo che ti circonda. Le tre categorie prese in esame qui sono le convinzioni su te stesso/a. Riguardano l’autostima, l’autoefficacia e il tuo valore.

Proviamo a semplificare:

  1. L’autostima è quella cosa che ti fa dire, pensare e sostenere di essere in grado di farcela
  2. L’autoefficacia è quella cosa che ti fa dire, pensare e sostenere che le tue azioni possono avvicinarti a ciò che vuoi fare e che puoi apprendere le competenze di cui hai bisogno
  3. Il tuo valore è quella cosa che ti fa dire, pensare e sostenere di meritarti ciò che desideri

Ognuno ha le sue convinzioni sulle cose, inutile girarci intorno, anche tu ne hai. Se pensi di non avere alcune capacità questo produrrà in te un certo stato d’animo. Se pensi di non averle ma poterle acquisire ne proverai un altro. Se pensi di non averle e non poterle acquisire ne proverai un altro ancora. In altre parole ciò che pensi riguardo a te stesso influenza ciò che provi tu stesso. Queste due cose messe insieme (pensieri ed emozioni) determineranno le tue azioni.

Un esempio di uso comune è quello di una coppia dove i partner si dedicano all’arte snervante e stressante del tira e molla, cioè si lasciano e si riprendono con una frequenza elevata. A chi non è capitato di fare da consulente di coppia in una serata dove avresti preferito divertirti? Sono cose che succedono, per gli amici si fa di tutto. Il tira e molla è mantenuto dal fatto che alla domanda cosa vuoi in una donna o alla domanda cosa vuoi in un uomo l’amico/a non risponde in modo chiaro, diretto e costante nel tempo. Anzi può accadere che nel tempo di un cocktail ci siano parecchi giri di parole intorno a qualcosa che in realtà merita una risposta puntuale, diretta e possibilmente semplice.

In alcuni casi può essere capitato di aver stretto all’angolo l’amico che dopo numerosi voli pindarici, cambiamenti di marcia e corsia e altre indecisioni si ritrova a dover ammettere di aver detto proprio quelle tre cose che gli stai ricordando. Chi mantiene il tira e molla continuerà a dirti che a volte quelle tre cose ci sono, altre volte no. Come se nessuno di noi pretendesse un pochino di costanza!

L’indecisione è il non avere chiaro cosa si vuole, con un buon lavoro sulla scala di valori è possibile risolvere anche l’indecisione più lancinante. Questo è un argomento che tratto spesso nei gruppi Horizon e che affronterò per scritto in un prossimo articolo. In questa sede restiamo sul tema del boicottaggio nelle proprie azioni.

Quando hai chiaro ciò che desideri e quali obiettivi vuoi devi porti le seguenti domande:

  1. Ho le capacità per raggiungere ciò che voglio?
  2. Ho fiducia di poter mettere in campo le risorse per fare ciò che è necessario a realizzare il mio obiettivo?
  3. Mi merito ciò che desidero?

La prima domanda può avere come risposta il si come il no. La seconda e la terza devono necessariamente avere una risposta secca e affermativa se vuoi essere sicuro di intraprendere questa tua avventura con una ragionevole speranza di avere successo!

A questo punto è necessario che inizi a scriverti le tue convinzioni riguardo all’obiettivo. Potresti pensare molte cose. Di seguito elenco alcune convinzioni legate ad aspetti limitanti e ostacolanti.

  • È troppo difficile per me
  • E’ possibile raggiungerlo ma non ho le competenze necessarie
  • Ci sono persone più meritevoli
  • Non sono capace
  • Qualsiasi cosa faccio mi aspetta sempre l’insuccesso
  • Se fallisco anche stavolta mi dispero
  • Devo essere assolutamente sicuro di avere ogni cosa al suo posto ed eseguire ogni passo perfettamente

Le convizioni le scopri dialogando con te stesso. La mattina allo specchio prima di asciugarti pensi “questa volta è davvero dura” oppure “non credo di farcela”. Guidando in macchina ti viene in mente una dimenticanza e pensi “se non tengo tutto sotto controllo fallirò sicuramente”. Questi sono alcuni esempi di quel dialogo interno a cui prestare attenzione. E’ da questo che emergono alcune delle convinzioni limitanti o potenzianti che condizionano la tua giornata o la tua nottata.

Per dare il meglio è necessario tenere in giusta considerazione il sonno, sia nella quantità che nella qualità. Il tuo inconscio è sempre attivo e ti ascolta, nutrilo con qualcosa di buono. Se prima di andare a letto dedichi tempo a ciò che ti preoccupa è molto probabile che l’input dei tuoi sogni seguirà la preoccupazione. Hai bisogno di essere duro senza mai perdere la tenerezza verso te stesso. Si chiama determinazione.

Molte persone ritengono che essere determinati voglia dire “essere tosti e non mollare mai”, io credo che la determinazione sia “divertirsi quando si lavora” perché le persone che si divertono lavorano più volentieri, sono più positive e pro-positive e i colleghi ci collaborano con maggiore entusiasmo. Oltre a questo, se una cosa ti diverte perché dovresti smettere di farla se ti da anche uno stipendio?!

Usa convinzioni utili!

Se pensi che con qualche condizionamento mentale, due o tre sedute di ipnosi ed una sessione motivazionale hai risolto ogni problema vuol dire soltanto una cosa: ti stai sbagliando di grosso!

Usare questo approccio o alcuni elementi di questo approccio ti aiuterà a produrre e mantenere lo stato d’animo necessario a superare gli ostacoli, trovare le risorse, mantenere un giusto equilibrio tra stress e rilassamento, ascoltare di più e con maggiore attenzione, essere più presente nelle situazioni, scegliere meglio i tuoi collaboratori. In altre parole sentirti meglio e comportarti meglio.

Alcune persone mi dicono che a fare queste cose si sta meglio ma non risolvono i problemi. Certamente io non sono un esperto di informatica, di marketing strategico internazionale, di fusioni societarie e cose del genere. La mia risposta è sempre la stessa: cosa ci guadagni a pensare negativamente? Nessuno sa darmi una risposta, perché non c’è una risposta a questa domanda. Nessuno guadagna nulla a demolirsi. E’ questo il fatto essenziale, un approccio pro-positivo ti mette nelle condizioni di trovare più agilmente soluzioni e vivere meglio momenti difficili. Ancora molte persone ritengono che “il lavoro è duro e costa sacrifici” benché moltissime persone facciano il lavoro che gli piace, purtroppo in modo alquanto noioso, ripetitivo o disorganizzato. Quando si trattano problematiche personali è sempre più facile, perché chi ha un disturbo d’ansia ad applicare questi metodi sta meglio fin dall’inizio, ha un feedback istantaneo e vuole subito imparare a mantenerlo nel tempo, amplificarlo e personalizzarlo. Nelle organizzazioni è più difficile perché è soltanto dopo un po’ di tempo che si osservano i risultati. La minore conflittualità, la maggiore collaborazione e capacità di pianificazione più adeguate rendono un team produttivo, di questo se ne accorgono tutti.

Impara a coccolarti!

Prova a ricordare l’ultima cosa che hai realizzato. Una per cui hai dovuto fare, analizzando per bene, almeno una decina di azioni differenti. Quante ricompense ti sei dato? Quante volte ti sei soffermato a godere del piccolo passo in avanti che hai fatto prima di arrivare al termine del lavoro?

La riorganizzazione di un ufficio può richiedere diversi passaggi e colloqui, quante volte è giusto premiarsi con un po’ di tempo per se stessi?

Quante volte, migliorando in un problema personale hai guardato al passo appena compiuto come un traguardo anziché ricordarti che “ho ancora molta strada da fare”?

Dimentichiamo troppo spesso l’importanza dei piccoli successi. E’ necessario invece osservarli, ascoltarsi quando li abbiamo ottenuti e premiarsi con un piccolo gesto che ci ricorderà che siamo stati bravi.

Coccolarsi è un dovere verso se stessi utile a ridare entusiasmo, prendersi una pausa di relax, ricordare che ciò che hai appena fatto è stato positivo per ciò che ritieni importante. L’essere umano non è una linea retta che va da un punto A ad un punto B senza interruzioni ed in continua crescita. Bensì una linea ondulata, che sale e scende in base ai personali livelli di energia ed a mille variabili esterne, ci sono momenti in cui siamo più capaci ed altri in cui lo siamo meno.

Un buon approccio alle cose ti permette di creare un trend positivo!

Le persone non sono sempre felici neppure nei film. Ci sono momenti di crisi, fanno parte del gioco, imparare a superarli vuol dire soltanto una cosa: essere capaci di rialzare la testa!

 

Sii propositivo!

Lamentarsi è un ostacolo sottovalutato. Nella nostra cultura abbiamo imparato ad associare la lamentela a qualcosa di positivo come la protesta di fronte alle ingiustizie, il riconoscimento dei diritti, far conoscere il proprio dissenso.

Se vuoi agevolare il tuo cambiamento, quello del tuo posto di lavoro o della tua famiglia, è necessario imparare qualcosa di differente. Fare uno sforzo in più!

Chi protesta per le ingiustizie ha un’idea di giustizia che vuol portare avanti, chi invece vuol vedere riconosciuti i suoi diritti ha dei diritti che ritiene giusti, chi vuol far conoscere il proprio dissenso ha un’idea di cosa sarebbe migliore. Sii propositivo, impara a collaborare con chi lo è.

Le persone propositive sono più dinamiche, sono attive, agiscono per favorire un mondo migliore, una famiglia migliore, uno stile di vita migliore! Concentrarsi sul problema equivale a concentrarsi sul problema, concentrarsi sulla soluzione equivale a concentrarsi sulla soluzione. Sembra banale, ma non lo è!

Il problema va visto, osservato, compreso e analizzato. Questo processo è importante ma deve richiedere la parte minore di tempo rispetto alla sua soluzione. Esistono sempre molti modi di risolvere un problema, vanno pensati, ipotizzati, immaginati. Questo processo richiede più tempo perché è più lungo. Inoltre il problema riguarda situazioni che sono già in atto, presenti, per cui il problema per quanto complesso è e resterà quello. Le soluzioni che vaglierai saranno molte, i loro effetti sono non li puoi vedere perché sono nel futuro, puoi fare delle previsioni. Richiede una sequenza di azioni palesemente più lunga.

Costruire una soluzione semplice può essere estremamente complesso!

La madre che sgrida sempre la figlia perché fa confusione non fornisce alla figlia una soluzione alternativa. Come il datore di lavoro che si lamenta perché paga inutilmente i suoi dipendenti fa esattamente la stessa cosa di chi guardando alle sue difficoltà o ai suoi limiti pensa che non li supererà mai. Puoi migliorare, hai le capacità di accrescere le competenze per fare un piccolo passo in avanti e magari un altro. Chiarire cosa ti aspetti dai tuoi sottoposti è utile quanto coinvolgere un figlio nelle attività quotidiane. Queste sono alternative difficili nella misura in cui le hai sperimentate poco e con poca costanza e convinzione.

Chi supera i propri limiti e risolve le criticità che lo riguardano impara ad agire in questo modo. Impara a compiere dei comportamenti differenti per ottenere risultati migliori!

Ti sei sicuramente accorto di quanto sia grande il numero delle persone che osservano il bicchiere mezzo vuoto, si lamentano, protestano, alzano i toni delle discussioni, giudicano e criticano. Sono in molti a pensare che questo atteggiamento sia dannoso e controproducente, per chi lo mette in atto e per chi lo accetta passivamente.

Il modo migliore per affrontare queste situazioni è quello di cambiarle!

 

Lascia andare le persone che solo condividono lamentele, problemi,

storie disastrose, paura e giudizio sugli altri.

Se qualcuno cerca un cestino per buttare la sua immondizia, fa sì che non sia la tua mente.

(Dalai Lama)

Cura la qualità delle tue relazioni!

Ci sono persone che ritengono cambiare relazioni, lavoro o rapporti una specie di violazione delle regole, un gesto debole o ingiusto, una fuga. Ma La qualità delle tue relazioni influenza la qualità della tua vita!

La vita è come un’equazione di matematica: per ottenere il massimo,

devi saper convertire il negativo in positivo.
(Antonia Gravina)

Non sto dicendo che devi cambiare amicizie né devi licenziarti domani. Ma che il tuo ambiente sociale può essere ampliato. Impara a conoscere persone nuove, impara a frequentare chi è propositivo, che offre un’alternativa accanto al problema. Chi accoglie le lamentale proponendo una soluzione.

Molte persone che ho seguito (forse tutte!) hanno affrontato questo genere di situazione. Si rendono conto di quanto loro stessi abbiamo condiviso lamentele o problemi con chi gli sta vicino, di quanto molte persone amiche facevano la stessa cosa con loro. Si sono rese conto di quanto avere questa abitudine porta soltanto a condividere cose “grige”, trascurando la vastità dell’arcobaleno. Cioè vedere quanto questo atteggiamento (o sabotatore interno) possa condurre a ritenere che la vita è questa, che è così, a non avere alternative. Si sono resi conto di quanto sia più rassicurante, rasserenante e piacevole, efficace e influente nella loro vita, condividere le cose migliori, più belle. Offrire un sorriso e un consiglio sul da farsi, accogliere una proposta o una soluzione. Confrontarsi con gli altri su ciò che offre alternative! Imparare a vedere le alternative è uno stato mentale, si apprende.

Diserbate dalla vostra vita i DEMOLITORI DI ENTUSIASMI. Io li chiamo così. I demolitori di entusiasmi sono quelli che di mestieri entrano a piedi uniti nella tua vita e ti distruggono quel micron di felicità che ancora ti resta. Quelli che di professione fanno i trovatori di pelo nell’uovo, categoria A freschissimo.
(Luciana Littizzetto)

E’ per questi motivi che è importante dedicare del tempo alla cura dei rapporti personali, proponendo per primi un modo attivo di trascorrere il tempo. Condividerà positività, pro positività, cose piacevoli.

Il pensiero positivo ti permetterà di fare ogni cosa meglio di quanto possa il pensiero negativo.
(Zig Ziglar)

 

 

 

 

 

 

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