massimo giusti psicologo coach

Come gestire l’ansia

Come gestire l’ansia

Come gestire l’ansia

Quando una persona è ansiosa generalmente tende a mettersi ancora più ansia. Se sente l’arrivo della sensazione ansiosa reagisce in vari modi. Il più frequente è soffermarsi su questa sensazione e cominciare a pensare che adesso arriva, sta arrivando, peggiora, adesso mi sentirò male, se mi sento male nessuno può soccorrermi. Oppure, forse peggio, ripensa a quelle rare volte in cui si è sentita malissimo.

Questo atteggiamento può essere combattuto in vari modi. Il primo è quello della distrazione. Se ti distrai abbastanza le sensazioni si abbasseranno, oppure raggiungeranno una intensità minore. Col tempo si può arrivare a non sentirle proprio. In questo caso può essere utile una rivista, un giornale, qualcosa che piace fare e farlo. Non si tratta di pensare, devi agire!

L’altra tecnica è diametralmente opposta alla precedente. Si tratta di agire sulla respirazione. Molto banale ma sempre efficace. Ricorda che affinché la respirazione produca un effetto calmante si deve creare un piccolo debito di ossigeno, cioè le ESPIRAZIONI devono essere un po’ più lunghe delle INSPIRAZIONI. Una buona tecnica mutuata dalla meditazione è quella di concentrarsi sulle narici da cui INSPIRI. Cioè focalizzare la propria attenzione sull’aria che entra nelle narici. All’inizio non sarà una sensazione nitida, se lo fosse non ci sarebbe bisogno di fare esercizio. Col tempo il tuo organismo acuirà una notevole sensibilità a certe sensazioni e sarai più capace di farlo. Durante questo esercizio, MANTENEDO COSTANTE l’attenzione sul tuo respiro, sentirai le sensazioni di ansia abbassarsi e regolarsi. In tal modo capirai che non c’è un’emozione che uccide. Le emozioni passano, i picchi si riducono e noi diventiamo più capaci di reagire!

 

I pensieri:

Se pensi che impazzirai, non impazzirai. Diventerai ansioso. Le patologie più gravi le hanno persone che si sentono normali, che pensano che “è il resto del mondo a essere malato” o che “il resto del mondo gli deve qualcosa”. L’ansia, la paura e le fobie non fanno impazzire, fanno credere di impazzire!

Due tecniche anche qui. Anche stavolta opposte l’una all’altra. La prima è molto semplice da spiegare ma richiede un po’ di pratica. Svuota la mente. Concentrati su qualcuno, o su una sensazione. Stai su quella cosa. Non pensare, o meglio pensa a una cosa talmente semplice da essere come se non pensassi.

Esempio: nell’amaxofobia la persona si sente ansiosa, alché si concentra sulla guida ma continua a pensare che forse è successo qualcosa, che probabilmente sta per succedere e così via. In altre parole si ricorda continuamente che guidare è pericoloso. Applicare questa tecnica correttamente vuol dire concentrarsi sulla strada, solo sulla strada. Inizialmente non andrà via tutta l’ansia, la preoccupazione o il timore. Ed è così che funziona, un passo alla volta.

L’altra tecnica è quella di giocare coi pensieri. Se stai pensando che “adesso succederà qualcosa” inizia a pensare che “adesso arriva uno vestito da babbo natale”. Sono stupidi, la sensazione di sentirsi scemo a fare questa cosa sostituirà la sensazione d’ansia e starai progressivamente meglio.

 

Il tempo:

l’ansia è agitazione, fretta, paura. Qualcosa di immediato. I risultati arriveranno col tempo. Dovrai fare i primi tentativi, potrebbero non andare benissimo quindi dovrai aggiustarli. Noterai dei piccoli miglioramenti e questo ti permetterà di procedere per prova ed errore fino a ridurre notevolmente la sensazione d’ansia.

Quando la persona si rende conto di essere ansiosa generalmente lo è già da parecchio, magari non se ne era accorta e solamente da poco sta male per l’ansia: L’ansia, però, c’era già!

Oppure si chiede aiuto quando la situazione è fuori dal nostro controllo.

Motivo per cui devi darti del tempo e fare un passo alla volta. Un passo lento ma vero ti accompagnerà assai più a lungo e meglio di un passo rapido ma falso!

 

Questi metodi possono essere provati autonomamente e forniscono un buon sostegno.

Ricordiamo comunque che non sostituiscono un percorso terapeutico.

Lascia un commento