Dr Massimo Giusti

Lo psicologo genera dipendenza?

Lo psicologo genera dipendenza?

Lo psicologo genera dipendenza?

Vai dallo psicologo da tanto tempo oppure ci va un tuo conoscente? 

Sappiamo che una delle preoccupazioni più diffuse tra coloro che stanno decidendo se intraprendere una terapia è proprio la dipendenza che potrebbe innescare. Il fatto che non finisca mai. 

E se lo psicologo genera dipendenza? Se poi riesco a stare bene soltanto dopo che sono andato da lui/lei?

Sono preoccupazioni legittime non soltanto per una questione economica, comunque importante, ma soprattutto per la salute personale. 

Chi vive un momento difficile è in una condizione di fragilità e può essere facilmente manipolato. 

Da psicologo e psicoterapeuta voglio essere molto chiaro in questo. Approfittarsi di una persona in difficoltà può essere molto facile quando si affida a te. Molte persone mi hanno detto la frase “lei è la mia ultima spiaggia”. Immagina quanto dolore, fragilità e anche disperazione è racchiusa in queste parole. 

Ma anche quanta importanza, quanto potere mi è stato dato da chi era sicuramente in una situazione di transitoria difficoltà.  

Molto spesso quando soffriamo non ci sentiamo capiti, ascoltati, amati o aiutati a sufficienza. Possiamo sentirci soli e impotenti. E allora immagina di trovare qualcuno che ti allevia una di queste sensazioni. Così bene è così adeguatamente che finisce per diventare necessario. Eh si, perché essere capiti, supportati, ascoltati può generare dipendenza quando a farlo è soltanto una persona.  Per esempio il tuo psicologo. 

Per cui ecco alcuni atteggiamenti che possono indurre dipendenza nei pazienti e che solitamente indicano una fase pericolosa di stallo nella terapia. 

L’ascoltatore

Quando nessuno ti ascolta o tu non ti senti ascoltato arriva lo psicologo che sa ascoltarti benissimo. Esistono tecniche di vario tipo per far sentire una persona ascoltata. Finalmente qualcuno che lo fa fino in fondo e con partecipazione e tu hai l’impressione di essere capito. 

Il buono

È il terapeuta amorevole che ti consola nei momenti difficili. Sminuisce gli insuccessi e ti allevia dalle tue responsabilità quando l’hai fatta davvero grossa. Il terapeuta buona che ti fa sentore sempre a tuo agio e adeguato. 

Il saggio consigliere

È quello che ti da saggi consigli, animato dal buon senso o dal senso comune. Avverti il desiderio di aiutarti e tanto ti basta. Alla fine fai comunque di testa tua.

L’empatico

È quello che ti capisce fino in fondo. Ti sente! Entra nei tuoi panni. Finalmente ti senti capito. È una relazione profonda e intensa che non hai provato spesso e col tempo ti sembra irrinunciabile. Finalmente qualcuno che mi capisce davvero!

Il professore

È l’esperto. Quello che insegna. Spiega. Argomenta. È una persona preparata teoricamente e questa sua grande conoscenza si avverte. 

L’accondiscendente

È quello che da sempre ragione. Di fronte a un conflitto con i colleghi, i figli o il partner ti sostiene e troverà le parole giuste per dire che avevi ragione tu.

Queste figure “terapeutiche” possono sovrapporsi, cioè qualcuno assomiglia a più di una di queste. Ma non è un problema se ottieni i risultati che cerchi. Il problema di solito arriva perchè a distanza di tanto tempo, a volte anni, non hai ottenuto cambiamenti significativi. 

Ti sei sentito capito, ascoltato, accolto e consigliato ma alla fine hai gli stessi problemi. A meno che non si siano risolti da soli, col tempo. 

Paradossalmente alcuni pazienti non vogliono deludere il terapeuta e non gli dicono che le cose non stanno funzionando. 

Ovviamente ci sono situazioni per cui una terapia può durare molto. Per esempio se ci sono più obiettivi importanti, allora è come se le terapie fossero più di una. Oppure se gli incontri avvengono a grande distanza tra loro. Se ci vediamo una volta al mese una terapia può diventare molto lunga anche se gli incontri sono pochi. 

A volte sopraggiungono problemi che interferiscono con il percorso in atto. Per esempio un lutto improvviso durante una terapia per gli attacchi di panico. È normale che un paziente cerchi aiuto in chi lo sta seguendo e temporaneamente s ì concentri sull’emergenza.

Ma prima di ogni cosa una terapia deve portare un cambiamento. Ciò non significa che deve durare poco o persino pochissimo ma che deve essere efficace. Affinché lo sia è necessario concordare degli obiettivi chiari e soprattutto aiutare il paziente nel chiarirli.  Se non sappiamo dove andiamo difficilmente capiremo quando siamo arrivati. 

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A presto!

Massimo Giusti 

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