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L’intelligenza artificiale è più collaborativa e leale di quella umana

L’intelligenza artificiale è più collaborativa e leale di quella umana

L’intelligenza artificiale è più collaborativa e leale di quella umana

E’ un risultato davvero incredibile quello che ci propone Jacob Crandall, che ha analizzato i risultati di una serie di esperiementi in cui l’intelligenza umana è stata messa a duro confronto con quella artificiale.

Nella nostra cultura, almeno per quanto riguarda tutte le culture fortemente occidentalizzate, la competizione è un aspetto fondamentale per ottenere risultati migliori.

Sul lavoro ma anche a scuola siamo abituati ad essere messi a confronto con gli altri, e l’apprendimento è misurato tramite delle votazioni che creano, così facendo, una gerarchia, dal più bravo al meno bravo degli altri.

Risulta difficile pensare che si ottengano risultati migliori senza valutazioni di questo tipo, e che eliminare la competizioni sia più efficiente per ottenere risultati migliori e più vantaggiosi.

Invece è proprio così!

Testati di fronte ad una serie di giochi, le coppie composte da uomo – uomo, uomo macchina e per finire macchina – macchina hanno dimostrato alcune cose interessanti.

Spunti di riflessione utili per la ricerca futura che danno una piega totalmente diversa allo studio dell’intelligenza umana e artificiale.

Fin quando analizziamo l’intelligenza umana, noi stessi, è difficile essere obiettivi, sono molti gli errori compiuti quando analizziamo noi stessi. Da quando gli studi sull’intelligenza artificiale si sono intensificati i risultati più interessanti non hanno tardato ad arrivare.

Sappiamo già che per migliorare l’aprendimento stiamo insegnando ai robot a disobbedire all’umano, a quanto pare la capacità di disubbidire coinvolge logiche più complesse e costringe al ragionamento.

Ma veniamo allo studio in oggetto.

Messi in condizione di collaborare (leggi questo buon articolo per i dettagli) sia umani che macchine lo fanno più spesso, ma le macchine sono più leali e collaborano molto di più. In questo modo riescono a creare strategie che portano maggiori benefici a tutta la squadra rispetto a quello che fanno gli esseri umani.

Le macchine aumentano il livello di “aggressività” soltanto quando la vittoria finale è a rischio. Cioè quando la competitività è al massimo.

Conclusioni

L’intelligenza artificiale è totalmente focalizzata sull’efficienza, per cui cerca la soluzione che semplicemente è la più vantaggiosa. A quanto pare la collaborazione è più vantaggiosa rispetto alla sola competizione.

L’essere umano invece non ha lo stesso approccio, i membri di un team non gli sono indifferenti, ha modi di agire e reazioni diverse con ciascuno, inoltre ha anche altri obiettivi all’interno di un team, come quello di emergere o piacere a qualcuno. In poche parole l’essere umano ha reazioni emotive che condizionano il suo comportamento allontanandolo dal parametro dell’efficienza. Nota negativa, allontanandolo anche dalla collaborazione, cioè quel comportamento che risulterebbe essere più vantaggioso.

Ultimo aspetto che credo valga la pensa mezionare è la fiducia. Le macchine una volta avviata la collaborazione sono più leali degli esseri umani, anche questo aspetto è risultato più efficace nei test.

due possibilità di lettura

Da una lato possiamo dire che il comportamento umano essendo più complesso è influenzato da maggiori variabili. Per cui il vivere umano si discosta dal solo prodotto dell’intelligenza artificiale e prende in considerazione più obiettivi legati anche ad altri fattori oltre che al solo successo nel compito.

Dall’altro lato possiamo però sostenere che l’essere umano predilige alcuni aspetti della sua natura rispetto ad altri (la competizione rispetto alla cooperazione) benché risultino essere più vantaggiosi. Del resto un essere umano collaborerebbe con le emozioni, a differenza delle macchine, e quindi avrebbe un mondo emotivo molto complesso da scoprire che sottovalutato a causa della competitività che in certi casi risulta essere persino svantaggiosa.

 

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