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L’illusione di essere liberi

L’illusione di essere liberi

L’illusione di essere liberi

E se vivessimo soltanto l’illusione di essere liberi?

“L’uomo crede di volere la libertà. In realtà ne ha una grande paura.

Perché? Perché la libertà lo obbliga a prendere delle decisioni,

e le decisioni comportano rischi.”

-Erich Fromm-

Siamo abituati a credere che possiamo scegliere qualsiasi cosa, sebbene vincolati dal nostro sistema di valori e dalla morale condivisa, dobbiamo pensare che effettivamente le nostre scelte si muovono sempre all’interno di questi vincoli.

Anche se la democrazia esiste col fine di rendere gli uomini liberi di scegliere il proprio destino siamo vincolati da un sistema di norme che non abbiamo scelto, ci è stato insegnato che è giusto. Così come ci hanno insegnato che è giusto mangiare un certo cibo, comportarsi in un certo modo durante una festa, avere un certo tipo di comportamento in alcune occasioni.

Tutto il sistema di convenzioni intorno al quale la società in cui viviamo è costruita detta regole che consideriamo vere per abitudine, soltanto perché siamo cresciuti in questa parte del mondo.

Se fossimo nati altrove parleremmo una lingua differente, avremmo abitudini differenti. All’interno della stessa unione europea esistono differenze molto interessanti. Se prendiamo ad esempio gli olandesi, sono persone molto educate, rispettose, evitano la sfida, eppure sono convenzionalmente diretti.

Quando devono dire qualcosa semplicemente la dicono, in modo chiaro e preciso, evitando preamboli o giustificazioni tipiche degli italiani. Quando lavoriamo con loro e dobbiamo dire qualcosa che non è andata per il verso giusto o che potrebbe essere fonte di conflitto gli italiani mediano anticipatamente, come se si attendessero una risposta non positiva in quanto stanno portando una potenziale fonte di conflitto nella discussione. L’olandese invece affronta in modo diretto la discussione e cerca attivamente la collaborazione del suo interlocutore per comprendere come stanno le cose.

La stessa differenza la abbiamo con le comunicazioni inerenti i teatri di guerra in cui il nostro esercito è coinvolto. La comunicazione delle morti di soldati italiani è sempre accompagnata da molte spiegazioni che evidenziano la drammaticità dell’evento o l’eroicità del comportamento dei nostri soldati. I media stanno molto attenti a filtrare l’informazione in modo il più indolore possibile anche con le immagini, che ad esempio in Norvegia sono ben più cruente anche durante le fasce potrette. Essere in guerra per un norvegese significa che ci saranno spargimenti di sangue, dei morti, si aspetta di esserne informato e vederne le immagini per ciò che sono.

Queste differenze sono soltanto alcune di quelle riscontrabili all’interno della stessa europa, e possono diventare molto più evidenti con altri territori del pianeta.

Essere nati all’interno di un contesto culturale crea delle aspettative e dunque veicola i nostri comportamenti, il nostro sistema di valori e anche il concetto stesso di libertà.

Ciò che dunque può fare l’individuo per essere libero, indipendentemente dal contesto in cui vive, è assumersi la responsabilità delle proprie scelte, qualunque esse siano. Essere responsabile di una scelta non significa avere colpe o meriti ma semplicemente decidere consapevolmente di farsi carico di quanto deriverà dalle scelte che stiamo compiendo all’interno di un contesto sociale che ovviamente ci ha condizionato.

Questo atteggiamento mentale permette di sentirsi attori principali della propria vita, artefici del nostro destino, eleva la stima che nutriamo verso noi stessi e ci fa sentire capaci di decidere il nostro futuro. Sebbene non sia possibile essere totalmente artefici del nostro destino questa illusione della libertà è l’illusione più compatibile con la salute mentale e il benessere psicologico.

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