Dr Massimo Giusti

Lettera ai naviganti

Lettera ai naviganti

Lettera ai naviganti

Questa lettera è per te, che stai attraversando un momento difficile, che ti senti in mezzo ad una tempesta che non vuol finire.

E’ per te che desideri ardentemente quella svolta nella tua vita che tarda ad arrivare; è per te che stai cercando di uscire da una situaizone scomoda o difficile e non sai come fare; è per te che senti una ferita nel cuore che non vuol guarire.

Siamo tutti come barche in mezzo al mare. A volte bellissimo, romantico e stupendo, avventuroso e adrenalinico, calmo ed appagante. Altre volte tormentoso e pieno di onde che possono diventare talmente alte da non avere idea di come affrontarle.

Ognuno con la sua barca vive la propria avventura solcando la superfice del mare trasportato dalle correnti, cercando la propria isola.

Può essere un viaggio estenuante, faticoso, a volte spaventoso eppure è tutta la la tua vita, proprio in mezzo a quelle onde e tu, come un marinaio esperto devi imparare a muoverti con venti improvvisi e correnti sempre nuove. Può darsi che tu abbia desiderato che fosse più semplice, accorgendoti che lasciarsi trasportare dai venti e dalle correnti, per quanto a tratti appagante e comodo, non sempre ti porta nei posti che desideravi conoscere.

In questa lettera voglio raccontarti quello che ho imparato, vivendo la mia vita e lavorando con tanti “naviganti” che si sono affidati a me per dargli una mano. Ci sono delle regole, dei punti fermi, forse sarebbe più opportuno chiamarli principi da seguire che è bene conoscere, sapere che ci sono, che qualcuno ci è passato prima di te. In questo modo avrai memoria della strada giusta da seguire, sapendo che a volte non la seguirai e non sempre per incapacità ma anche per scelta, per destino, per cause di forza maggiore. Non sempre la vita va dove vogliamo.

Immagina un figlio che si trova a dover scegliere tra vivere la propria vita e stare vicino ai suoi genitori. Non è una scelta scontata. Certo, per alcuni forse si, ma avrai notato anche tu che le persone dal giudizio facile sono spesso incoerenti, contraddittorie e talvolta superificiali. Parlerò anche di questo.

Ma adesso voglio che tu ti sieda, prenditi una decina di minuti e leggi con calma quello che ho da dirti. Perché questa lettera ai naviganti l’ho scritta per te e tutte le persone che hanno bisogno di conoscere la rotta da seguire, sapendo che a volte sceglieranno di non seguirla. Io stesso a volte non le segue ma questo non significa che non conosco bene le regole del gioco, anzi conoscerle mi permette di non rispettarle consapevolmente!

Ogni volta che pensiamo di dare una svolta nella vita non è per illuminazione o risveglio gratuito della coscienza. Voglio dirtelo chiaramente, anche se tu raggiungessi l’illuminazione avresti fatto moltissime cose per raggiungere quel traguardo, avresti vissuto molte avventure, vinto e perso battaglie e affrontato lunghissime e spaventose tempeste. Non sarebbe stato gratuito perché te lo saresti guadagnato.

Ogni volta che pensiamo di dare una svolta siamo insoddisfatti, c’è qualcosa che non va. E’ sempre così. Finchè la partner ti ama e ti desidera tutto va bene, fin quando il lavoro funziona è perfetto, fin quando i tuoi figli vanno bene a scuola e non si ammalano tutto è ok.

Poi, un giorno, arriva quella telefonata che non vorresti, quella conversazione che avresti evitato o il colloquio a cui non volevi partecipare. L’azienda chiude e ti ritrovi per strada, tua moglie ti svela la sua relazione con l’uomo che le ha conquistato il cuore, tuo figlio ha avuto un incidente. Sono questi i momenti che innescano il desiderio del cambiamento.

Sono i momenti che ti fanno capire che niente è scontato, che il tuo tempo anadava impiegato meglio, che hai regalato energie inseguendo e arricchendo il sogno di qualcun’altro al posto del tuo.

Ma non importa che ti succeda una cosa del genere per renderti conto. Fortunatamente hai il tuo inconscio che ti aiuta ma anche in questo caso non lo fa gratuitamente, esige un pagamento, a volte doloroso.

Può essere che mentre sei fuori casa, passeggiando lungo una strada tra un appuntamento e un impegno, proprio nel mezzo di un momento apparentemente appagante della tua vita, una sensazione sgradevole al petto prenda il sopravvento e finisca per bussare alla porta un attacco di panico. Tremi, ti spaventi, pensi di morire o, peggio ancora, impazzire!!

Può darsi che dopo aver superato di tutto nella vita ti capiti una cosa, anche grave ma non così drammatica, che non sembra lasciare alcun segno. Ma dopo qualche settimana o qualche mese ecco che un umore nero si posa sopra la tua anima e non la lascia più sola, facendosi chiamare depressione.

Può succedere che dopo tanti anni incontri la persona giusta e si innamora proprio di te, ed è davvero innamorata di te ma quando parlate di fare le cose serie come “allargare la famiglia” scopri di non esserti affatto liberato del peso del passato.

Sono queste le situazioni in cui le persone cominciano a pensare di voler cambiare le cose e cioè quando le cose non sembrano voler andare bene. Nassim Nicholas Taleb chiama questi eventi “cigno nero”. Cioè una evento spaventoso che può dare il via a un cambiamento epocale nella tua esistenza.

I bivii della vita non sono affatto dei bivii, hai sempre molte scelte di fronte a te ma per qualche motivo strano la maggior parte delle persone in questa fase compie sempre gli stessi errori. In questa fase ci suddividiamo in varie categorie, gli darò dei nomignoli scherzosi per rendere la cosa più piacevole.

Chi sono i genetisti? Non mi riferisco a quelli che studiano il DNA umano ma a quelli che di fronte al malessere improvviso ed inaspettato trovano spiegazioni mediche, organiche, spesso genetiche. Può darsi che fino al giorno prima impinguassero le fila di quelli che non si fidano delle case farmaceutiche perché vivono delle malattie e hanno interesse a renderle croniche anziche guarirle, ma se sei un genetista di fronte al tuo cigno nero correrai dal medico per un farmaco perché sicuramente hai qualcosa di organico che non funziona, non ti concederai la possibilità di avere un problema psicologico, per te sarebbe troppo. Meglio ancora se trovi una familiarità generazionale con qualche malattia, spiegando il tutto con la sventura di aver ricevuto in dote un DNA guasto.Tornando alla metafora dei naviganti, se appartieni a questa categoria darai colpa alla barca.


Poi ci sono i self made man americani. Persone che non mostreranno una sbavatura per nessun motivo, loro ce la devono fare da soli e siccome nessuno è un’isola prima o poi naufragano ma fino a quel momento puoi stare sicuro che proveranno a farcela soltanto con le proprie forze. Sulla loro zattera, armati di un remo soltanto, sferzeranno il mare nel vano tentativo di imprimere una spinta sufficiente a superare l’uragano. Ho conosciuto più di uno di questa categoria, sono persone amabili e si fanno aiutare volentieri quando capiscono di averne bisogno ma prima di capirlo possono autodistruggersi. Sono i naufragfhi, quelli che hanno contato troppo a lungo sulle loro sole energie.


I curiosi sono quelli che vanno in cerca di qualsiasi cosa li possa aiutare. sono persone propense nel chiedere aiuto, a volte lo sono meno nella costanza. A volte mi raccontano di ogni genere di esperienza e io ascolto sempre molto volentieri le numerose ricerche e sperimentazioni che hanno fatto perché anche io appartenevo a questa categoria. Sono i dispersi, quelli che cercano ovunque e disperdono le loro energie in mille rivoli senza soffermarsi abbastanza.

Che tu sia un curioso, un self made man o un genetista poco importa, sono tutte reazioni normali, forse un po troppo esasperate. Che male c’è nel curarsi con la medicina moderna? mi sembra naturale che di fronte a qualcosa di inaspettato e improvviso che non conosciamo la prima reazione sia quella di assicurarsi di essere in salute.

Che male c’è nell’affrontare le cose da soli? assolutamente nessuno, è una bella dimostrazione di carattere direbbe qualcuno e io sono d’accordo con questa affermazione, l’importante è non insistere fino a quando non se ne può più.

Che male c’è nello sperimentare più alternative? E’ anche un modo affascinante per conoscere il mondo ma prima o poi dobbiamo trovare la nostra strada se vogliano farcela.

Nessuna di queste tre reazioni, che sono soltanto le più comuni, ha in sé qualcosa di male. Ognuno di noi nel momento del bisogno ricorre a ciò che sa fare meglio e su tu sai fare meglio il self made man piuttosto che il curioso finirai per fare quello.

In psicologia si chiamano meccanismi di coping, cioè il modo in cui affrontiamo certe esperienze. Se funzionano tutto torna come prima, si chiama sindrome di adattamento allo stress. Ce l’abbiamo continuamente, non ti spaventare. Quando le cose vanno bene…ti adatti bene! Quindi bene!

E’ quando falliscono che ti ritrovi nuovamente in balia delle onde. Hai provato di tutto e non ha funzionato, hai provato la medicina e non è servita, hai provato da solo e non ce l’hai fatta.

Vedi, devi renderti conto che nessuno è un’isola e tutti abbiamo bisogno di aiuto. L’amico, l’esperto, lo sconosciuto. Accettare il bisogno di essere aiutati è fondamentale per il cambiamento, non hai bisogno degli altri soltanto per divertirti ma anche per migliorarti e crescere. Sviluppare nuove competenze, fare nuove scelte, avere nuovi stimoli.

Inoltre, e forse questo è ancora più importante, non hai risorse infinite. Hai una quantità di energia limitata e devi stare attento a come la spendi. Quando l’hai finita non ne hai più e la verità è che non ne hai più. Questo è un momento che puoi prevenire soltanto, se finisci tutte le tue risorse dovrai darti il tempo per recuperarle, altrimenti potrai soltanto peggiorare la situazione. Qualcuno obietta, sostiene che può farcela, ed è vero soltanto a una condizione, non ha ancora esaurito tutte le risorse. E’ una scommessa che molti fanno ed è legittima, perché con la propria vita ciascuno può farci quello che vuole. Non la trovo particolarmente saggia. Tutto qui.

Durante la traversata in mare ti accadrà di incontrare altri naviganti. Con loro potresti parlare delle tue difficoltà, confrontarti, ma stai molto attento. Alcune persone non sanno empatizzare e questo può essere un limite grave perché non si mettono nei tuoi panni e non si rendono conto di ciò che stai vivendo. Può darsi che siano molto sicure in quel che dicono ma non dicono cose che ti riguardano. Può darsi che ti diano consigli al di là delle tue possibilità attuali o che non tengono in considerazione cose che per te sono importanti. Se credi a queste persone finirai per sentirti ancora più sbagliato.

Altre persone invece empatizzano molto bene con te e percepiscono tutta la tua difficoltà. Hai presente quando ti senti proprio a terra e ce la metti tutta per tirarti su e andare avanti? Ecco, queste persone empatizzano con te che stai a terra e per quanto possa essere piacevole in qualche maniera non sono di aiuto perché non vedono tutta la forza e la volontà che ci metti per cui ti danno consigli soltanto per proteggerti. Ti spingeranno a evitare sfide dolorose, ma necessarie!

Non è facile ignorare questi consigli perché a volte provengono da persone che ami. Un fratello, un genitore, un caro amico. Devi comunque imparare a rcionoscere quando qualcuno non ci ha capito niente oppure ti protegge troppo. Sono le due lame dello stesso coltello. Una ti spinge contro vento e l’altra a non spiegare mai le vele. Rimarrai sorpreso, e forse deluso, da quante persone effettivamente non ti sono di aiuto benché tu le ami o le hai amate.

Eh si, perché non tutti possono dare tutto. Amici, parenti, partner e conoscenti non possono sopperire ad ogni esigenza ma soltanto ad alcune e talvolta sono molto più limitate di quello che immagini. Altre volte, invece, tenderai a sottovalutarle. Perché quando stiamo male e sentiamo di avere bisogno di aiuto tendiamo a dare poco valore ai tanti piccoli aiuti ricevuti, che a ben vedere sono quelli che ti indicano la giusta rotta. E’ una fatto normale, lo fanno tantissime persone ed è probabile che lo faccia an che tu.

Una regola aurea di questo viaggio, a mio avviso, è che nessuno è obbligato a darti una mano, aiutarti o agevolarti in qualche modo. Poniti questa domanda: mi è dovuto?

Esatto, proprio questa domanda. Quella persona da cui ti aspetti di essere aiutato è obbligata a farlo? Può scegliere di NON aiutarti? Perché se può scegliere di non aiutarti ed in effetti non ti aiuta, ha soltanto preso una decisione che a te non piace.

Certamente da alcune persone ci aspetteremmo di essere aiutati, dai genitori, i fratelli o gli amici più cari. Ma sono obbligati a farlo oppure no? Essere aiutati da loro significa avere delle relazioni positive, ovviamente. Non essere aiutati da loro significa non avere delle relazioni positive, ovviamente. Per quanto ne so io sono molte più le situazioni in cui le relazioni non sono positive che il contrario.

Nei testi sacri dei Veda si parla di Abhiman, un’emozione speciale che si prova proprio quando viene rotto un patto di mutua comprensione e supporto da qualcuno da cui ci si attendeva una cosa del genere. La prima reazione è definita di shock e paura, per poi trasformarsi in orgoglio e rabbia. E’ descritta come un’emozione dolorosa per chi la prova, molto dolorosa.

Un navigante conosce l’Abhiman.

Se vuoi diventare un bravo navigante devi smettere di aspettare l’aiuto degli altri, è molto importante. Quando arriverà la tempesta sarai tu, da solo, ad affrontarla. Qualcuno potrà aiutarti e fai bene a ringraziare, esserne grato, ma sarai tu ad uscirne con le tue sole forze. Questo aspetto è molto importante perché nei momenti più difficili possiamo commettere l’errore che siano gli altri a dover guidare la nostra nave ma non è affatto così che funziona e devi saperlo.

Chi lo ha già sperimentato considera banale quanto ho appena affermato ma le persone che invece sono in quella fase vivono un grande senso di solitudine e incomprensione a causa delle porprie aspettative su gli altri.

Come avrai notato, anche se non ne parlo in modo esplicito, la scelta è un aspetto importante della navigazione. Scegli chi ascoltare, cosa ascoltare, a chi chiedere aiuto e quale aiuto accettare.

Scegliere è sempre molto importante ed è l’aspetto ricorrente di tutta la navigazione. Se vuoi diventare esperto dovrai imparare a scegliere e siccome noi mammiferi apprendiamo per prova ed errore dobbiamo concederci l’opportunità di imparare (e quindi di sbagliare) esattamente come diceva Bertold Brecht. Chi non ha provato non ha sbagliato e non ha concluso niente. Sbaglia, sbaglia ancora, sbaglia meglio! (mi si perdoni la traduzione imperfetta).

Era un modo molto intrigante per dire che devi concederti di apprendere per prova ed errore. L’alternativa non c’è, cioè si, ed è molto brutta: non apprendere un bel niente!

La scelta non è una questione che ha a che fare con la sconfitta, la mancanza di risorse o le difficoltà. Assolutamente. La scelta è una questione che ha a che fare con il successo, ma quando avrai i tuoi successi scoprirai di aver imparato a scegliere!

Pensaci bene, se le scelte importanti le fa qualcun’altro, il successo sarà di qualcun’altro, giusto? I cambi di rotta, le scelte difficili fatte durante una tempesta…sono queste le scelte che contano!

Mi sono formato in psicologia in un periodo appena antecedente alla crisi economica che ha colpito i sistemi capitalistici occidentali, in un contesto dove di psicologi ce ne sono fin troppi (in realtà siamo pochi, ma l’ho scoperto dopo, tornerò anche su questo).

Quando i miei amici che avevano fatto gli istituti professionali cominciarono a lavorare potevano cambiare occupazione nel giro di una settimana. Ricordo un mio amico che aveva rifiutato tre lavori in tre giorni perché aveva deciso di farsi una settimana di vacanze.

Io stesso avevo cercato lavoro in più cooperative e ne avevo cambiate tre o quattro. Presto questa situazione finì e il lavoro cominciò a scarseggiare.

Avevo provato i concorsi pubblici ma per due volte mi è successa una cosa bizzarra. Ho incontrato delle persone che mi avevano detto di fare quel mestiere come volontari da qualche anno e che si aspettavano di essere assunti senza concorso, non si aspettavano di certo che mettessero su un concorso che aveva avuto eco in tutta Italia. Non so se quel che mi hanno detto sia stato vero ma in entrambi i casi le persone che ho conosciuto sono state quelle che alla fine hanno vinto il concorso. Quando non l’hanno vinto hanno selezionato un numero di persone tra cui scegliere. C’ero anch’io. Hanno scelto quelli che avevo conosciuto e che mi avevano detto di essere lì come volontari da tre anni.

Quando hai poca esperienza accetti di tutto pur di fartela, e io accettai collaborazioni in strutture che neanche mi hanno pagato, non ti dico l’umiliazione.

Poi ho scoperto che gli psicologi sono pochi, te ne parlerò più avanti. Lì ho capito che effettivamente lo spazio c’era, che potevo darmi da fare e diventare bravo. Non dico di essere bravo ma di certo sono estremamente migliorato e sto migliorando ancora.

Il lavoro si è moltiplicato e col tempo ho dovuto fare nuove scelte. Rifiutarlo!

Per me, professionalmente cresciuto in un periodo di scarso lavoro, rifiutarlo era una cosa strana. Mentre scrivo adesso sono costretto a rifiutare un altro incarico che, per le mie misure, è piuttosto remunerativo. Quantomeno c’è chi lavora un mese per guadagnare quello che io prenderei in tre giorni, per cui credo che sia un buon incarico. Ma non lo posso accettare, non ho il tempo per occuparmente e quel tempo libero che mi sono programmato durante la settimana mi serve per vivere la mia vita!

Imparerai che le tue scelte non riguardano quanto vuoi guadagnare quanto chi vuoi essere!

I soldi sono un aspetto secondario della persona che diventerai. Come diceva Boris Becker, uno dei più grandi tennisti della storia di questo sport: non ho mai pensato ai soldi, alla fama o al successo. Mi sono concentrato sul diventare il miglior tennista che potessi essere, il resto è venuto da solo.

Ed è vero. A volte però facciamo di tutto (anche senza volerlo consapevolmente) per essere una persona che non ha denaro, amici o amore.

Qui entra in gioco un altro aspetto della navigazione, la meta!

Le tue scelte portano sempre ad una meta. Sempre. Per cui è importante farsi almeno un’idea di come sia fatta. E qui molti mi dicono che se sapessero come stare meglio, come trovare lavoro, come raggiungere il loro obiettivo qualsiasi esso sia, l’avrebbero già fatto! SBAGLIATO!!!!

Immagina di progettare le tue vacanze in un posto che vuoi conoscere, visitare, vedere, assaporare, perlustrare completamente. Adesso immagina che dato che lo hai progettato così bene puoi anche non andarci, perché è come se ci fossi già stato!

Qualcosa non torna, vero?! Infatti.

Progettare il viaggio e farlo sono due cose diverse. La prima serve a orientare la tua mente, il tuo spirito, la tua anima, la tua motivazione nella direzione che desideri. E’ come tracciare la rotta. Ma navigare è tutta un’altra cosa!

Se c’è una cosa che ho imparato nel mio lavoro e nella mia vita, e che ho notato essere sempre vera, ma proprio sempre sempre sempre, è che non esiste un buon vento per il marinaio che non sa dove andare. Un paziente si lamentava spesso di sua moglie, non lo rendeva più felice! Gli chiesi cosa lo rendesse felice e lui non seppe rispondere. “ma come” gli dissi io “se tu tu stesso non sai cosa ti rende felice…come può farlo tua moglie?”. Senza una destinazione non salperai mai per nessuna parte. Potrai immaginare di farlo, raccontarti di farlo, credere di farlo, ma sarai sempre al sicuro nel tuo porticciolo. Al riparo dalle correnti e dai venti troppo forti.

Per cui, il primo passo è decidere la destinazione, ma come??

Siamo entrati nell’epoca digitale, per cui tutti noi abbiamo cercato informazioni sui social, siti web di motivatori vari, a volte persino frequentato dei corsi di motivazione o comunicazione. Tutte armi utili per un navigante ma non tutti i sedicenti esperti lo sono per davvero. Ho conosciuto fin troppi luminari che si sono rivelati soltanto molto famosi. Non voglio dire che diventare famoso sia facile né vorrei passare per una persona irriconoscente. Molto spesso ho incontrato persone assai più brave a dirlo che a dimostrarlo e questo mi ha fatto capire una cosa davvero importante e cioè che alcune persone hanno una barca grande, ma non la sanno usare.

Chi sa usare la barca grande mi ha insegnato qualcosa di molto positivo, e cioè che sanno sempre dove andare. A volte sembra quasi che avere un’idea precisa della tua destinazione sia più utile che essere un buon marinaio. Certamente se non sei un bravo marinaio hai bisogno anche di tanta fortuna.

La fortuna è ampiamente sottovalutata. Chiamala destino, caso o predestinazione, karma o in qualsiasi altro modo tu voglia chiamarla, ha un ruolo importante nella vita. Quando ne hai troppa pensi di essere il più bravo di tutti, quando improvvisamente ti viene a mancare impari ad essere un bravo marinaio.

La destinazione è utile a molte cose. Ti permette di tracciare una rotta, avere un’idea delle scorte di cui hai bisogno, dei porti in cui dovrai sostare, ti offre una prospettiva delle difficoltà che dovrai affrontare. Ovviamente le correnti e i venti non sono sempre prevedibili e questo fa tutta la differenza che c’è tra un buon piano di navigazione e il viaggio.

Psicologicamente sapere dove vuoi andare predispone il tuo inconscio ad affrontare la sfida, ma non basta, devi mettere l’inconscio in condizione di aiutarti davvero. Razionalità e istinto si mescolano dando vita a quello che sarà il tuo piano di navigazione.

E’ giunto il momento di rispondere alla domanda più importante, dove vuoi andare?

Alcuni desiderano l’amore, altri la felicità. Vediamo qualche esempio. Una mia paziente mi disse che a lei sarebbe bastata una vita serena. Mi sorpresi, balzai sulla sedia sbigottito, ci sono persone nel mondo che passano decenni a meditare in cima a colline sperdute sopra i monti indiani per trovare questa serenià!

La mia paziente rifletté qualche attimo sulle mie parole, poi mi disse qualcosa del genere: dipende da cosa uno intende per serenità, giusto?!

Esatto! Se tu uscissi di casa proprio adesso, oppure alzassi la testa dal tuo cellulare e chiedessi a dieci persone cosa significa per loro essere sereni, ognuno ti darebbe una risposta diversa. Esistono tante serenità quante le fasi della nostra vita. Se hai una relazione burrascosa intenderesti la serenità come una relazione più tranquilla; se sei senza lavoro e devi pagare il mutuo intendi la serenità come la possibilità di pagare il mutuo e avere un lavoro che te lo permetta; se hai una malattia probabilmente serenità significa guarire; se hai l’ansia serenità significa non avere quei pensieri e quelle palpitazioni al petto.

Insomma, quando scegli una destinazione devi essere preciso perché la stai comunicando al tuo inconscio. Immagina di venirmi a trovare a Firenze, fuori della stazione centrale trovi la meravigliosa chiesa di Santa Maria Novella, la sua guglia spicca sulla Skyline di quella zona e offre una bella vista, più sotto troverai una fila di taxi e ne scegli uno. Ci monti sopra e dici al conducente che “non vuoi stare li”. Come fa a sapere dove portarti?

Quel conducente è il tuo inconscio e tu sei il passeggero. Impara a comunicare al tuo inconscio o alla prima tempesta ti farà venire talmente tanta paura da riportarti nel solo posto che conosce bene, l’ultimo porto dove ti sei sentito al sicuro. Ma se hai deciso di partire, probabilmente non hai nessuna intenzione di tornare in quel porto, giusto?!

Quindi, torniamo alla domanda più importante, dove vuoi andare? Qual è la tua destinazione? Cosa ti rende veramente felice? Cosa ti fa sentire appagato e in armonia? Cosa ti fa sentire sicuro?

Oltre ad essere troppo generici spesso siamo anche troppo dipendenti e scegliamo mete che non dipendono da noi. Per esempio una persona potrebbe sentirsi sicura se troverà l’amore della sua vita ma non sono gli altri a farti sentire sicuro, la sicurezza dipende da te; alcuni si sentono in armonia quando non ci sono conflitti di nessun genere, e questo sarebbe un bel mondo ma non sta sulla terra. L’armonia è il modo in cui affronti i conflitti e non la loro assenza; alcuni si sentono appagati se sono ricchi ma in realtà è la capacità di avere successo che fa sentire appagati; alcuni si sentono felici se gli altri stanno bene, ma è quando tu stai bene che puoi aggiungere felicità agli altri.

Come vedi la scelta della tua destinazione è ben più perniciosa di quanto credevi. E’ un grande lavoro quello di capire cosa desideriamo veramente.

Un metodo che io uso, ma è soltanto uno dei tanti metodi esistenti, è quello di rilassarmi in una stanza al buio e immaginarmi esattamente dove voglio arrivare. Costruisco nei dettagli la mia meta, colori, forme, suoni, sapori e odori. Dopodiché faccio finta di essere già li e quando ci sono ascolto il mio cuore, la mia anima e il mio inconscio, per capire come mi sento. Quando mi sento bene so che è esattamente quello che desidero. Prova anche tu!

Per nessun motivo devi metterti in mare senza sapere dove andare, il rischio è quello di perderti molte volte, cambiare spesso rotta, essere inscostante e procrastinare inutilmente decisioni importanti. Demotivarti, perdere autostima perché non trovi niente che ti appaga sul serio. Ecco, questi non sono i sintomi del fallimento ma sono i sintomi del NON avere una meta precisa!

Ognuno ha i suoi tempi per capire cosa realmente desidera e lavorare sui tuoi è il miglior lavoro che puoi fare. Anzi, è il lavoro! Quando avrai le idee chiare potrai tracciare la rotta e soltanto allora potrai realisticamente immaginarti cosa ti aspetta. Spesso, per timore del fallimento o pigrizia, evitiamo di definire i nostri obiettivi, evitando così di raggiungerli.

Vediamo alcuni esempi.

Una paziente navigava nella tormenta dell’angoscia. Tutti pensiamo di sapere cosa sia l’angoscia, quando parlava era soltanto per descrivere quanto brutta fosse quest’angoscia. Ma cosa sentiva a causa di quell’angoscia? Il cuore batteva forte nel petto, un gran sudore nella fronte e le mani tremavano. I pensieri cominciavano a girare in tondo costruendo un futuro catastrofico. Ecco cos’era l’angoscia per lei: accellerazione del battito cardiaco, sudore alla fronte, tremore alle mani e un dialogo interno rivolto ad un futuro catastrofico, cioè immaginava il peggio!

Il suo obiettivo era la serenità, che descriveva come “non provare nulla”. Ma noi smettiamo di provare emozioni soltanto quando moriamo, come avrei potuto aiutarla?

Quando sentiva l’angoscia? Quando si trovava di fronte a scelte difficili. Aveva riscoperto sé stessa come donna e come lavoratrice. Si era accorta che la vita non è soltanto dire ai tuoi figli come devono comportarsi, adempiere agli obblighi per il mutuo o timbrare il cartellino. Voleva di più, voleva conoscere persone, sorridere, divertirsi, mettere più leggerezza nella quotidianità. Suo marito non aveva ancora capito queste cose e lei aveva il timore di porre fine alla loro relazione. Quando pensava a questo le venivano in mente brutte cose, cominciava a sudare e gli tremavano le mani, il cuore cominciava a battere sempre più forte e aveva paura, tanta paura. Paura di vivere, paura di essere felice.

Crediamo che quando qualcosa ci cambia tutto il mondo debba accorgersene o seguirci. Ma non è così. Le persone ci mettono un sacco di tempo ad accorgersi dei cambiamenti e se vuoi che li notino devi mostrarli e lo puoi fare soltanto se prendi il timone della nave.

Timone e timore sono due parole che si assomigliano molto. Abbiamo paura nel dare la direzione a chi amiamo, abbiamo timore di rovinare tutto, che non funzioni. Ma le persone imparano soltanto con l’esempio ed è esattamente dando l’esempio di una persona che sa vivere la vita che suo marito comprese la leggerezza, l’importanza del sorriso e che anche la sua vita non poteva limitarsi al lavoro. So che può sembrare una storia banale, in realtà è soltanto un modo di vivere la vita molto comune a cui tendiamo ad adattarci nostro malgrado, e che comunque ci veste stretto ai fianchi.

Quando affronti un cambiamento devi assumerti la responsabilità di quel cambiamento. Riscoprire la vita non vuol dire avere quindici anni ma vivere la vita con la leggerezza della giovane età e gli occhi di una persona adulta. Dare un esempio responsabile a chi ami è il regalo più grande che tu possa fargli. Se vedrà te che vivi la vita con pienezza avrà l’opportunità di scegliere di seguirti. Se ti limiterai a giudicarlo o puntargli il dito si sentirà semplicemente inadeguato e tenderà a difendersi. Per quanto possa sembrarti incredibile, in alcuni momenti della vita, siamo noi l’esempio da seguire!

Un navigante si assume sempre la responsabilità dei suoi cambiamenti.

La responsabilità è un concetto distorto e male utilizzato. Pensaci bene, cosa ti viene in mente pensando alla parola responsabilità? Adempieri doveri, proteggere qualcuno o qualcosa, essere avveduto, affidabile, puntuale. Probabilmente qualcosa del genere. Eppure essere responsabili significa anche dare l’esempio di come essere felici, leggeri, amorevoli, empatici. Quando navighi responsabilmente dai il meglio di te, nel rispetto del mare e degli altri naviganti.

Puoi essere responsabile delle tue azioni, dei tuoi comportamenti, delle tue scelte. Come reagiscono gli altri è del tutto al di fuori della tua responsabilità e non puoi farci molto. Che sia una bella reazione o no, è comunque la reazione di un’altra persona. Questo aspetto è molto difficile da accettare perché spesso ci sentiamo responsabili della sofferenza altrui oppure desideriamo così tanto essere accettati da soffrire per il fatto che qualcuno ha dlle preferenze che non ci riguardano.

Nelle relazioni è molto frequente. Un fratello può sentirsi responsabile delle ferite di sua sorella, evitando accuratamente di metterla in difficoltà per non farla soffrire. Insegnadole, in questo modo, a mancargli puntualmente di rispetto. La sorella presto imparerà che può permettersi di fare ciò che vuole, perché suo fratello “responsabilmente” non le mette i giusti confini. Questo genere di responsabilità è frutto del nostro egoismo. Per paura di ferire qualcuno lo proteggiamo talmente tanto da renderlo inadatto a vivere la vita. Molti genitori, tenendo sotto una fasulla campana di vetro i loro figli, non gli consentono di crescere, lasciando che a diventare adulti siano dei bambini viziati che non riceveranno un trattamento privilegiato dalle persone che incontreranno nella loro vita, scoprendo da soli che è decisamente diversa da come immaginavano. Molto partner tollerano mancanze anche gravi nell’aspettativa che prima o poi le cose possano cambiare, educando il loro partner a comportarsi male nei loro confronti.

Perché le difficoltà non fanno parte dell’esistenza bensì ne sono pezzi fondamentali. Sono come una tormenta improvvisa che strappa le vele, una corrente inaspettata che cambia la rotta di diverse miglia. Tutti noi pensiamo alle tempeste come alle uniche emergenze e invece anche le piccole e continue perturbazioni ostacolano la navigazione rendendola impegnativa.

E una volta che hai fatto la tua scelta? Dopo che hai deciso la tua meta e sai con esattezza cosa vuoi raggiungere? Beh, qui ecco che si aprono diverse strategie. La più comune è quella della lampadina. Una metafora semplice quanto efficace.

Immagina di cambiare una lampadina, suppongo ti sia già successo. Dovrai avere una scala o uno sgabello, giusto? Per arrivare alla lampadina dovrai salire i gradini della scala uno alla volta, altrimenti rischi di perdere l’equilibrio, cadere e farti male. Ecco, raggiungere un obiettivo è la stessa cosa, un gradino alla volta. Impara a suddividere il tuo obiettivo in piccoli pezzi.

Molti si immaginano la meta pensando che la persona che l’ha raggiunta (cioè tu nel futuro) sia la stessa che ha iniziato il viaggio (cioè tuo nel presente). Se così fosse significherebbe soltanto una cosa, non hai scelto una meta davvero importante.

Ciò che conta nella vita richiede impegno, questo impegno serve a migliorarti e farlo richiede un certo sforzo. Gestire le emozioni necessita molte competenze che insegno ai pazienti e che nessuno ha mai imparato a scuola, e magari le insegnassero a scuola, a me sarebbero servite.

Da piccolo ero un bambino molto insicuro. Una volta, alle elementari, avevano imbiancato le pareti e per una settimana ci trasferimmo in una classe più piccola. Avevo il banco da solo, nel mezzo alla stanza. Tremavo. Tutti intorno a me l’avevano presa come una vacanza e io invece avevo paura. Vedevo gli altri tranquilli che ridevano e scherzavano e mi chiedevo come facessero ad essere così tranquilli. Ricordo che tenevo la matita nella mano destra e mi tremava la mano. Iniziai a tenere la mano ferma ma non bastava. Avevo il respiro affannato e allora cominciai a controllare il respiro. In capo a una settimana ero riuscito a stare calmo in classe.

Oltre alle strategie avevo imparato a sopportare una piccola dose di frustrazione per non riuscire a essere sereno come gli altri e questo aveva abituato il mio corpo a sopportare un pochino di stress (all’epoca mi sembrava uno stress enorme!!). Ovviamente senza le tecniche giuste (feci tutto da solo, bambino fortunato!) lo stress, a differenza della frutta dell’orto che prima o poi marcisce, continua ad aumentare senza sosta.

Quando insegno la gestione emotiva le persone restano sorprese da ciò che sono in grado di fare perché nessuno sa cosa significhi realmente gestione emotiva.Molti pensano che gestire le emozioni significhi essere accettati dagli altri, che le cose vadano bene sempre. Ma non è così perché gestire le emozioni significa saperle gestire anche durante le tempeste.

Quando scegli una meta devi capire che il viaggio ti cambierà, ti migliorerà!

Per cui è inevitabile che la persona che sei adesso nel presente non possa essere la stessa che sarai nel futuro. Anche la biologia lo dice. A quanto pare ogni sei anni cambiano le cellule del nostro corpo, per cui tu con il te stesso di sei anni fa non hai neppure una cellula in comune! Sembra incredibile, eppure è così!

Progettare le mete del viaggio significa lavorare sulle competenze che devi acquisire per raggiungere la destinazione. A cosa mi riferisco?

Autostima, costanza, determinazione, capacità di analisi, gestione emotiva, pianificazione, tenacia, motivazione, desiderio, coraggio….sono sufficienti?

A volte no, può essere utile un corso di formazione, apprendere i rudimenti di una lingua o di un mestiere. Per scrivere questo articolo ho dovuto apprendere alcuni modelli di scrittura tipici per il web, praticarli e attuarli adesso. Ho dovuto anche imparare i rudimenti del programma di scrittura a blocchi gutenberg e come gestire wordpress. Tutte queste cose hanno richiesto tempo e impegno. Eh si…il tempo!

Dato che il viaggio durerà del tempo, è bene spenderlo in qualcosa in cui credi realmente, non trovi?!

Una delle cose migliori da credere è che ci appassioniamo a ciò che ci riesce. Se non c’è qualcosa che ti riesce particolarmente bene scegli qualcosa che vorresti imparare a fare bene. Qui ho un aneddoto personale da raccontarti.

Quando iniziai a fare lo psicologo avevo scelto scuole e corsi di formazione con molti mentori, alcuni veri e propri guru del settore. Imparai molte cose ma quando mi trovai a lavorare coi miei pazienti non ero capace di fare ciò che desideravo. Le terapie duravano a lungo, incontravo notevoli difficoltà, la cura di una fobia semplice poteva durare molto tempo. Ero insoddisfatto di come lavoravo e anche se le cose mi andavano bene, nel senso che ad un certo punto ero pieno di pazienti, non ero felice. Il lavoro non mi soddisfaceva e cercai altri stimoli. Durante la ricerca mi sono imbattuto in altri maestri, persone diverse che non ci tenevano affatto ad essere dei guru. Persone famose che rispondevano alle mail e che mi davano attenzione anche dopo aver pagato. Mi insegnarono a lavorare in un modo diverso e in alcuni casi a usare diversamente ciò che sapevo fare già.

Nei primi mesi sperimentai tantissimo e diventai molto bravo, ottenni risultati che non avevo mai ottenuto prima e…mi svuotai lo studio!

Bene ma non benissimo, non sembra anche a te?!

Era stato tutto molto veloce e come accade in queste circostanze anche molto naturale. Avevo cambiato radicalmente il mio modo di lavorare, avevo modificato le mie tecniche, il mio stile e la mia visione della terapia. Ottenevo molto più rapidamente risultati che prima sembravano così difficili e mi si aprivano davanti agli occhi nuove finestre su orizzonti diversi da quelli a cui ero abituato.

Avevo molto tempo per pensare a queste cose adesso, avevo soltanto cinque pazienti e non li vedevo nemmeno tutte le settimane, non mi sembrava di valere molto. Eh si, perché il successo è spesso misurato coi numeri e se hai poche sedute settimanali non sei una grande psicologo. Ma se tu sei un navigante devi imparare che il mare viene solcato in superifice e che la vita è molto più in profondità. Quello che vediamo affiorare ogni tanto, come lo spettacolo dei delfini o delle negattere, è soltanto un piccolo assaggio di quel meraviglioso sistema vivente che sono gli oceani.

Il successo è per ciascuno qualcosa di diverso, ebbi il tempo di chiedermi cosa fosse per me. A quel tempo era l’efficacia in terapia. Avevo imparato cose nuove, le avevo sperimentate e avevo anche commesso degli errori ma il risultato era evidente, ero molto più bravo di prima. Nel giro di pochi mesi il passaparola mi aveva riempito lo studio e ad oggi devo limitare il numero di ore che lavoro.

Fin quando concepirai il successo in base a valori e opinioni convenzionali, spesso decise da altri, da una logica condivisa o una morale comune, solitamente dal denaro o dal numero di ore che lavori, sarai infelice! Prima lo capisci e meglio è per te.

Specialmente sul lavoro il successo è qualcosa di artefatto, deciso da altri, spesso da sistemi ben al di sopra della vita singola di ciascuno di noi. Basti pensare al nostro sistema econonomico. L’economia usa la matematica e questo ci fa pensare all’economia come ad una scienza esatta. In realtà è tutta un’altra cosa, è quasi una filosofia. Il sistema attuale è frutto di un sistema economico liberista è una teoria (una teoria tra le molte, cercalo su wokipedia!) e si basa sul libero mercato, il che significa anche una regolamentazione minima. Cioè il numero minore di regole possibili e la competizione totale a tutti i livelli. Questo sistema, giusto o sbagliato che sia (ognuno la pensi come vuole!) ci ha portato ad esasperare due cose: competizione e arricchimento. Il successo è inteso come la vittoria competitiva, misurata in termini economici e cioè di arricchimento, che un individuo ottiene elevandosi al di sopra della massa. Non dico che sia sbagliato ma sicuramente ci ha spinti a misurare il successo in base a quanto guadagni, alla fama che ottieni e non all’equilibrio emotivo, familiare o delle tue relazioni. Spesso il successo è a scapito di queste cose. Come quasi tuttii miei coetanei sono cresciuto in questo sistema di pensiero che si è tradotto in leggi, sistemi economici, politiche nazionali e internazionali.

Il successo è ben altra cosa ed è una fortuna che abbia avuto il tempo di pensarci. In quel breve periodo in cui ho lavorato per poche ore a settimana mi sentivo giù, mi stavo mettendo in discussione facendomi molte domande sul mio modo di lavorare e di vivere la professione. Credevo di essere migliorato molto ma ero senza pazienti, eppure quando avevo lo studio pieno non mi sentivo molto bravo. Tanti miei pazienti tornavano da me raccontandomi le stesse cose o sfumature delle stesse cose, spesso usandomi come uno sfogatoio, un amico a pagamento o una persona da cui si aspettavano la soluzione magica. Molti analizzavano approfonditamente le loro dinamiche interiori, emozionali, famigliari, relazionali, di coppia, sessuali, alimentari ma non riuscivano a risolvere i loro problemi come desideravano. Quando pensai di essere diventato uno che è capace di dare questo aiuto alle persone mi ero ritrovato con uno studio svuotato e nessun paziente nuovo.

Il fatto è che non avevo idea di come sarebbero cambiate le cose di li a poco, che presto avrei dovuto porre un limite alla mia disponibilità e che mi sarei trovato a ricevere più richieste di terapia e coaching di quante fossi capace di svolgere in una settimana.

Pensavo al successo come a qualcosa di esterno, nonostante gli anni di formazione e tutta l’esperienza accumulata ero ancora legato al giudizio sociale di un modello culturale che in realtà esiste da qualche decennio e con tutta probabilità è destinato a cambiare nel giro di qualche altro decennio. Mi ci volle del tempo per capire un concetto importantissimo, o vuoi piacere a tutti o sei felice, cioè che abbiamo soltanto due scelte a nostra disposizione. Ma un sistema economico così come un modello culturale non è in grado di farci essere felici, perché la felicità è una cosa che trovi dentro te stesso!

Il successo non è quello che dicono gli altri, è quello che è importante per te. Una persona può avere successo se è serena, se è sana, se è innamorata, se è un buon genitore. Il successo dipende dalle fasi della vita e dal contesto in cui siamo. Per me, all’epoca, avere successo significava essere bravo nel mio lavoro e questo voleva dire aiutare le persone in un tempo relativamente breve. La conseguenza sul breve termine fu di svuotarmi lo studio. Ebbi molto tempo per pensare a chi ero, cosa volevo, cosa significava per me la vita e chi volevo diventare. Sul medio periodo vidi il telefono surriscaldarsi per le chiamate degli amici, parenti e conoscenti delle persone che avevo aiutato e che stavo aiutando. Proprio nel momento in cui avevo realizzato che non era il numero di pazienti elevato a determinare il mio personale modo di concepire il successo, sembrava che tutti volessero fare terapia con me. Strano, non trovi?!

Quando raggiunsi il numero di clienti che desideravo e che un tempo io consideravo essere un parametro del successo, per me la definizione di successo era cambiata. Volevo essere di aiuto agli altri, aiutarli a vivere la vita felicemente, a rendere l’esistenza appagante. Questo comportava superare gli ostacoli ma anche diventare autonomi e indipendenti. Questa è ad oggi la mia definizione di successo professionale. Avevo smesso di procacciarmi clienti e avevo cominciato a realizzare la mia missione personale, quel pezzettino di cose che potevo fare per migliorare il mondo dando il mio contributo. Perché il successo è la capacità di dare il proprio contributo. Un lavoro interessante che ho svolto è stato quello di capire cosa volevo da me stesso, rendendomi conto che non esiste una sola cosa che volevo ma molte, ognuna aveva il suo contesto.

Un navigante deve capire cosa desidera nei vari contesti della sua vita. Capire cosa vogliamo è sempre la cosa più importante. Una domanda utile è questa, cos’è per te il successo in quel determinato contesto?

Pensa alla tua situazione sentimentale: cos’è per te il successo?

Pensa alla situazione professionale: cos’è per te il successo?

Pensa alle tue amicizie: cos’è per te il successo?

Scrivilo, prendi carta e penna e scrivilo. Devi sapere cosa è per te il successo nei vari contesti della vita. Io desidero essere un padre presente, che sappia lasciare buni e utili ricordi nei suoi figli. Desidero essere un amico stimato, a cui ci si rivolge con fiducia, divertente e leggero nei momenti di relax. Il mio successo professionale lo ho già descritto. Adesso tocca te scrivere il tuo!

Questo tempo, passato a conoscere te stesso, è un tempo speso molto bene perché ti sta aiutando a tracciare la rotta. Chi non si conosce bene non ha mai tempo a sufficienza. Una volta capito cosa vuoi davvero le tue scelte, le tue decisioni, le tue collaborazioni, i tuoi progetti, tutto inizierà a prendere la forma di ciò che hai scelto. Se sai cosa vuoi essere conosci già le risposte alle domande difficili. Questo non significa che siano risposte semplici ma sai già cosa dovrai scegliere.

Ecco alcuni esempi.

Alcune persone riescono a cambiare vita molto rapidamente, dicono. In realtà è stato un lungo travaglio anche per loro, non senza ostacoli, che li ha portati un giorno a capire cosa volevano e da lì tutto è stato più semplice. L’ostacolo che tutti abbiamo nel cambiare noi stessi, le nostre relazioni, il nostro lavoro, le nostre abitudini è sempre lo stesso. Il cervello umano è creato per fare ciò che già conosce e che gli procura due cose: il minimo dolore ed il massimo piacere.

Ma se noi conosciamo molto dolore e poco piacere che succede? Succede che imparerai a navigare in un modo scorretto, sopportando grandi sofferenze e accontentandoti di poche soddisfazioni. E’ quello che tendiamo a fare tutti.

Ti porto un esempio abbastanza fastidioso, quello del sesso. Alcune persone riescono a provare piacere soltanto se lo fanno in un certo modo. A volte si tratta di abitudini che alcuni direbbero strane, altre volte sono molto convenzionali.

La difficoltà nella terapia sessuale non è quella di provare meno piacere nel farlo in un certo modo da di provare più piacere nel farlo diversamente. Siccome il nostro cervello ha ottanta miliardi di neuroni (80.000.000.000) e ciascun neurone ha almeno (almeno) altri diecimila collegamenti (10.000) con altrettanti neuroni diversi, il nostro cervello possiede almeno (almeno) ottanta mila miliardi di collegamenti neurali (80.000.000.000.000). Una cifra astronimica, troppo grande per non porvare piacere anche in altri modi.

Per questo dobbiamo allenarci sulla flessibilità, affinché si sviluppino nuovi collegamenti che ti permettono di provare piacere in nuovi modi.

Torniamo agli esempi di prima. Un giovane uomo di trentadue anni non aveva mai lavorato, viveva di ciò che gli davano i genitori che avevano comprato per lui una casa. Qualcuno penserebbe : fortunato il giovane uomo!

Sbagliato! Si era abituato a non fare niente e non sopportava i fallimenti. Gli piaceva soltanto lo skate perché stava per strada, era molto bravo. Voleva lavorare in un ristorante e aveva deciso di allenare la sua determinazione. Come? sopportando i no.

Al centounesimo (101) NO ricevuto, mi disse di sentirsi soddisfatto, perché era stato capace di andare avanti continuamente, sempre, senza mai perdere l’entusiasmo. In realtà qualche volta l’aveva perso ma sempre recuperato.

Al 139esimo no una cameriera gli diede il numero del cognato, che faceva il padroncino. Anche lui aveva la patente. Siccome voleva allenare anche la sua flessibilità accettò di chiamarlo. “Devo essere più flessibile nella ricerca del lavoro” mi disse in seduta. Adesso lavora come padroncino e guadagna pure bene. In tutto ha consegnato personalmente 139 curricula e cambiato due volte ditta dove lavorava. Insomma, un piccolo record!

Una donna che aveva grossi problemi di ansia desiderava essere serena a tutti i costi. Per esserlo aveva bisogno di diventare più resistente (resiliente) nell’affrontare l’ansia. Si abituò lentamente a sempre maggiori stress fino a che riuscì a superare ogni attacco di panico. NON voleva più essere serena ma RESISTENTE e se sei resistente alleni la resistenza e quando lo diventi il panico svanisce.

I nostri obiettivi, le nostre destinazioni, sono il frutto delle nostre qualità e competenze. E’ nel coltivare queste cose che dobbiamo spendere il nostro tempo se vogliamo raggiungerli. Puntare alla serenità senza coltivare le qualità per diventare sereni prepara un sicuro insuccesso!

Il cambiamento è graduale e si sviluppa attraverso le nostre qualità!

Per questo motivo chi vuole tutto e subito spesso fallisce, perché ottiene un grande risultato per un’ora, un giorno, una settimana, non dura nel tempo come vorremmo!

Dobbiamo imparare a coltivare noi stessi come una pianta, che ha bisogno di acqua, luce, un buon posto dove crescere, il giusto terreno e i giusti nutrienti. E’ grazie a questi accorgimenti che la pianta diventa forte e resistente!

Se impieghi il tuo tempo in obiettivi che non desideri realmente ti sentirai demotivato, perché farai qualcosa che non ti piace oppure farai qualcosa che ti piace in un modo che non ti piace, come è successo a me quando avevo tanti pazienti ma non lavoravo nel modo efficace che ho raggiunto adesso.

Sapere cosa vuoi ti porta ad essere più generoso.

Quando ho capito come volevo lavorare e ho iniziato a coltivare le qualità per farlo, ho scoperto che alcune situazioni professionali non sono adatte a me. Volevo comunque aiutare quelle persone e ho iniziato a coltivare collaborazioni professionali per sapere a chi inviare quelle persone che presentavano problemi di cui io non mi occupavo più. Molti mi hanno ringraziato e inviato ugualmente pazienti perché la mia professionalità è stata percepita e anche il mio desiderio di aiutarli. Ho colleghi con cui mi invio pazienti perché nessuno di noi è un tuttologo e anche se queste situazioni possono sembrarti rare in realtà ci sono e anche tu puoi farne parte. Se sai cosa desideri e di quali competenze hai bisogno per ottenerlo imparerai a collaborare, scegliere, decidere, rivolgerti alle persone giuste!

Quando sei in mezzo al mare e tira vento sono molte le cose da fare, quando imparerai a seguire il vento e saperlo usare per raggiungere le tue destinazioni non avrai tempo per seguire il vento degli altri.

Un navigante segue sempre il suo vento!

Cosa significa esattamente seguire sempre il nostro vento? Vuol dire che hai fatto i conti con l’invidia, in tutte le sue forme. Pensaci bene. Quando navighi sei portato a guardare le altre imbarcazioni, a volte sono molto belle. Troppo spesso finiamo per desiderare quell’imbarcazione anziché occuparci di come far funzionare la nostra. I tuoi pensieri si perdono in ciò che fanno gli altri, desideri quello che hanno gli altri e finisci per non pensare con attenzione a ciò che sei e che hai tu. Anche se non senti la raschiante sensazione dell’invidia tutte queste distrazioni sono suoi figli minori, cugini e zii che ti portano lontano dalla tua rotta al pari di una tempesta improvvisa.

Non è soltanto l’invidia a tenerti lontano dalla tua rotta, il senso del dovere, il senso di colpa o lo spirito altruistico possono avere lo stesso effetto.

Molte persone sono talmente occupate nel sistemare le vite degli altri che finiscono per vedere gli altri andare avanti e se stessi rimanere fermi al solito punto. L’altruismo è una nobile virtù e come tale andrebbe usata con parsimonia. Se aiuti cihunque o continuamente finirai per educare gli altri a mancarti di rispetto. Penseranno che a te sta bene così, che a te stesso ci pensi da solo. Male, molto male. Impara a educare gli altri a volerti bene senza compiangerti, è molto meglio.

Quando a chiedere le nostre attenzioni sono parenti, amici o comunque persone che amiamo ecco che potremmo sentirci in colpa se pensiamo a noi stessi. E’ una bella catena che ti spinge a svuotarti di ogni energia che sarà impiegata per gli altri anziché per la tua vita. In alcuni casi aiutare gli altri e vivere sono la stessa cosa, come quando abbiamo un figlio, ma anche un figlio ha bisogno di restare con le ginocchia nel fango se volgiamo educarlo a rialzarsi da solo. Per questo motivo dobbiamo saper dosare il nostro aiuto verso il prossimo. E’ una efficace forma di altruismo!

Il senso del dovere poi…è tremendo! Devo lavorare, devo fare questo, devo fare quello…eccetera eccetera eccetera. Avevo un amico che doveva pulire sempre il suo negozio, essere sempre puntuale e fare sempre gli sconti ai cienti. Era popolare nel suo quartiere e finì per avere una clientela che andava da lui ad ogni orario, chiedendo sempre lo sconto.

Si accorse che le sue buone abitudini non collimavano con i risultati economici di cui aveva effettivamente bisogno per andare avanti. Iniziò a tenere aperto in orari precisi, non fece più sconti sotto una certa cifra e ogni tanto si dimenticava di pulire il negozio. Iniziò ad avere clienti che pagavano il prezzo intero, ringraziavano quando faceva lo sconto e poté pagare una donna delle pulizie per pulire il negozio!

Durante il cambiamento di clientela ci fu un periodo in cui le vendite si abbassarono. Temeva il peggio, come spesso succede quando abbiamo paura di cambiare. Fortunatamente sapeva esattamente dove voleva andare, quali abilità doveva acquisire e i suoi sforzi come spesso succede in questi casi vennero ben ripagati. Adesso ha due dipendenti mentre prima non riusciva a pagarsi nemmeno il suo di stipendio.

Il cambiamento ti obbliga a sperimentare il coraggio!

Un famoso aneddoto di Tiziano Terzani racconta di un servizio in Vietnam. Un suo collega era sempre in prima linea e tutti dicevano che era coraggiosissimo, un vero leone. Lui si oppose a questa idea dicendo che non era affatto coraggioso ma che lui, Tiziano Terzani, era coraggioso. Perché per avere coraggio bisogna sapere cos’è la paura. Il suo collega non lo sapeva, ma lui si.

Terzani aveva ragione, il coraggio è di chi ha paura! Il coraggio è affrontare la paura! Coraggioso è colui che sa cosa significa affrontare la paura!

Questo, è il coraggio!

Per cui se vuoi diventare coraggioso devi affrontare la paura ma se pensi di punto in bianco di affrontare le tue paure finirai per spaventarti un sacco. Impara a migliorarti un passo alla volta, molte persone si bloccano durante la navigazione perché affrontano tempeste troppo grandi per le loro abilità. Rifugiarsi in un porto sicuro è una saggia scelta per il navigante che sta imparando a conoscere l’arte della navigazione. Affronta le sfide più piccole, ricordi la scala per cambiare la lampadina? Usa quella!

Può darsi che nel tuo piano di navigazione non avessi previsto quella tempesta oppure di doverti fermare un giorno in più in quel porto ma se necessario ti conviene farlo.

Il buon navigante sa attendere!

Aspettare NON è perdere tempo. Le persone che perdono tempo sono distratte dai loro obiettivi e dedicano le ore della giornata a cose che non li arricchiscono. Colui che aspetta si prepara, conosce un posto nuovo e allena la sua curiosità, resta in un posto scomodo e allena la sua flessibilità, si rilassa e allena la sua capacità di lasciarsi andare. Sono tutte cose che serviranno in mare aperto, è un bene conoscerle!

Quando iniziai il mio percorso di cambiamento temevo di non farcela e affrontai la paura del fallimento, che è amica della sfiducia in se stessi, per apprendere il coraggio che è fratello gemello dell’autostima. A quel punto mi sembrava di perdere un sacco di tempo studiando cose che sapevo già anche se in un modo diverso ma in realtà mi stavo preparando ad essere una persona diversa. Fu un buon investimento pazientare, appresi l’importanza dei piccoli cambiamenti, della costanza, della determinazione e del sacrificio. Ma anche il piacere di godersi il viaggio vedendo me stesso migliorare sempre di più. Oggi posso dire di aver attraversato alcune tempeste che un tempo mi avrebbero distrutto e invece ho dimostrato a me stesso di essere un bravo navigante. Ogni tanto devi ricordare a te stesso quali sono i risultati che hai raggiunto e premiarti. Se non riconosci tu stesso il tuo valore non lo riconosceranno certamente anche gli altri!

Il buon navigante sa che l’autostima si costruisce un pezzo alla volta!

Ma una volta che hai fatto tutta questa fatica e sei arrivato dove desideravi, che succede?

Un’altra cosa che ho scoperto sia a mie spese che nel lavoro è che le persone molto spesso raggiungono il successo. Si si, hai capito bene, molto spesso. E’ che non se ne accorgono oppure non riescono a mantenerlo abbastanza a lungo da goderne!

Ecco molti esempi:

Una donna in carriera venne da me perché non era contenta della sua vita, del suo lavoro e si lamentava tantissimo nonostante i grandi successi ottenuti. Dopo alcuni mesi si rese conto che aveva dedicato la vita al lavoro ma lei desiderava una famiglia e a questo progetto non solo non aveva dedicato sufficienti energie ma non lo aveva mai preso in seria considerazione.

Un manager di una grossa azienda raccontava la sua totale insoddisfazione familiare, per rendersi conto che non stava dando sufficiente tempo ai suoi figli, di cui non sapeva molto e che erano stati cresciuti perlopiù dalla tata.

Una uomo con attacchi di panico desiderava la serenità, quando la ottenne dovemmo lavorare parecchio sulla sua gestione del conflitto perché non era soddisfatto della sua abilità nella gestione dei sottoposti.

Questi tre esempi spiegano bene che spesso risolvere un problema e raggiungere un traguardo sottrae tempo ed energie (spesso mentali oltre che fisiche) ad altri aspetti importanti della propria esistenza.

Aveva tutti e tre raggiunto il successo ma non lo vivevano come tale bensì come un impedimento nel caso dei manager, un traguardo intermedio nel caso dell’uomo con attacchi di panico.

Martin Seligman, padre della psicologia positiva, fu il primo psicologo a rendersi conto che le abilità che servono a uscire dai problemi sono diverse da quelle che permettono di vivere una vita appagante.

Quando siamo nella tempesta il nostro obiettivo principale è superarla, ci scordiamo temporaneamente della meta finale, della nostra destinazione. Per questo motivo procrastinare la soluzione di un problema è controproducente.

Il buon navigante agisce, agisce, agisce!

Procrastinare serve a rimandare le soluzioni, spesso lo facciamo per paura di non farcela, quando invece scopriamo di essere capaci di risolvere i nostri problemi ecco che ci lamentiamo con noi stessi di aver sprecato tanto tempo. Per questo motivo devi agire, perché agire significa imparare dall’esperienza, che è il miglior modo di imparare qualcosa per davvero (forse l’unico?). Ovviamente siamo mammiferi, almeno spero che tu lo sia, io lo sono certamente. Se entrambi siamo mammiferi questo significa almeno una cosa, impariamo per prova ed errore, spesso per paura di sbagliare ci precludiamo la possibilità di imparare ed è sicuramente un peccato perché tutti noi apprendiamo nello stesso modo in cui abbiamo cominciato a camminare e cioè rialzandoci dopo una caduta!

Il buon navigante sa che può imparare dagli errori.

Finché tutto va bene non ci poniamo molte domande, almeno di solito funziona così. Un imprenditore di cinquant’anni fece un bellissimo discorso durante un gruppo in cui avoravo con soggetti disagiati. Fin quando era stato ricco, con una bella auto e la villa con piscina non gli fregava niente delle persone povere, anzi le giudicava e gli facevano schifo. Quando gli chiesi cosa avesse imparato da quell’esperienza mi rispose con una frase che ricordo bene: ho imparato che della vita non ci avevo proprio capito nulla!

Le tempeste insegnano, è per questo che sono necessarie e molto spesso capiamo di essere dei buoni naviganti soltanto dopo averle affrontate. So bene che le barche sono al sicuro nel loro porticciolo ma non è per questo che sono state costruite, non è vero?

Dovrai affrontare svariate tempeste, capitano da sole non importa che te le vai a cercare. Una malattia, un incidente, un grave imprevisto, la perdita di una persona cara. Le tempeste fanno parte del mare così come le difficoltà fanno parte della vita. Tutto ciò che puoi fare è imparare ad affrontarle.

E’ per questo motivo che devi comprendere quanto sia importante riconoscere i tuoi successi. Forse ti sei separato e adesso hai ricostruito la tua vita ma provi ancora del rancore verso la tua ex anziché essere felice per la vita che stai vivendo; hai perso un lavoro e sei rimasto a casa senza soldi per il mutuo o l’asilo del figlio ma adesso stai nuovamente lavorando, ti sei rimesso in gioco e hai rialzato la testa, per quale motivo dovresti concentrarti su quanto è stato brutto perdere il lavoro?

Le persone si concentrano così spesso sul dolore da dimenticarsi ciò che vivono nel presente, tu hai degli affetti anche durante la tempesta, hai un lavoro anche durante la tempesta, sei innamorato anche durante la tempesta, puoi essere felice anche durante la tempesta.

Anche perché non sai quanto durerà la tempesta, un giorno o una settimana, forse un anno. Per cui è sempre più importante che tu comprenda adesso che la felicità non è la ricompensa del viaggio ma un atteggiamento da adottare durante il viaggio.

Alcune persone ti diranno che è un miraggio, che la felicità non esiste, che non è facile. Alcune persone hanno un atteggiamento molto negativo verso la vita. Sono concentrate sui problemi, parlano molto poco dei loro progetti e spendono molto tempo a lamentarsi degli altri o di sé stessi. Sono pessimisti ortodossi, convinti che le cose non hanno possibilità di cambiare in meglio, ma c’è un tarlo dentro di loro che gli dice che questa convinzione non è giusta, un tarlo che li spinge a voler convincere gli altri per poter convincere se stessi, secondo il motto popolare, sbagliato, del mal comune mezzo gaudio. Queste persone sono addormentate, devono ancora svegliarsi o si stanno svegliando, a quel punto capiranno che dedicare tante energie al pessimismo toglie energie e speranze di cambiare in meglio noi stessi!

Se guardi in dietro, hai già raggiunto molti traguardi, anche se non te ne sei accorto ancora! Hai iniziato a camminare, a parlare, a leggere. Hai fatto già tanti cambiamenti nella vita che ti hanno reso migliore!

Molto spesso le persone che non hanno una famiglia ce l’hanno avuto in passato ma non hanno saputo coltivarla, forse perché hanno scelto il partner sbagliato oppure perché non hanno saputo cambiare per tempo. Chi ha perso un lavoro ce l’aveva. Chi desidera degli amici ne ha avuti!

Molto spesso i nostri desideri si rivolgono a ciò che abbiamo avuto e che abbiamo perso. Questo deve farti capire che una cosa è raggiungere un obiettivo e un’altra è mantenerlo. Per stare in forma non devi faticare come quando facevi la dieta e lo sport che ti ha permesso di raggiungere il peso che desideri ma devi continuare con attività fisiche e attenzioni alimentari che lo mantengono. Ciò implica costanza e disciplina. E’ per questo che molti perdono la forma durante l’inverno, si allenano tantissimo per due o tre mesi al massimo per poi gettare la spugna. Fanno in un periodo di tempo breve un sacrificio molto intenso e ciò li porta a provare disagio e sofferenza anziché il piacere e la soddisfazione di chi migliora sé stesso.

Mentre scrivo queste parole ho appena salutato un paziente con cui ho concluso la terapia. Mi ha spiegato che adesso si sente molto più forte di prima perché sa come lavorare sulla resilienza, sa come lasciarsi alle spalle una sensazione negativa che prima durava a lungo e adesso è transitoria, naviga da solo adesso e se la cava decisamente bene.

La scelta della resilienza è, appunto, una scelta. Ma come fai a scegliere di fare una cosa che non conosci? Pensi davvero che basti un libro, leggere un articolo interessante o partecipare ad un evento motivazionale per apprendere i metodi della navigazione?

Devi imparare a navigare, se vuoi raggiungere il cambiamento desiderato, impegnarti sperimentando e mettendoti in giochi umilmente. Come fanno tutte le persone che conoscono l’arte della navigazione.

Quando cambiai il mio modo di fare terapia, se ricordi te ne ho parlato poco fa, ho appreso metodi e strumenti per trasformare le intenzioni in comportamenti concreti, modelli e tecniche del tutto nuovi (almeno per me) che mi hanno permesso di diventare migliore (rispetto a come ero prima). E’ questa la differenza, trasformare un’idea in un comportamento, l’intenzione in azione. Certamente ho fatto una intensiva scuola di vela che mi ha dato gli strumenti per navigare (non ci si improvvisa psicologi!) ma è stata mia l’esperienza della navigazione in alto mare, in mezzo ai venti e le correnti. Due cose necessarie che mi hanno trasformato.

Per cui investi su te stesso, sei la persona più importante della tua vita!

Spero che questa lettera ti abbia smosso qualcosa dentro e che tu abbia imparato qualcosa di nuovo o ricevuto conferma di qualcosa che sospettavi o sapevi già.

Come hai notato non è facile perché è possibile e molti altri ce l’hanno fatta prima di te così come molti ce la faranno dopo di te. Chiunque diventi un buon navigante deve imparare alcune cose, te le riassumo:

  1.  Superare la propria resistenza al cambiamento
  2. Imparare a conoscersi, specialmente a conoscere obiettivi e qualità
  3. Definire con precisione una meta, dedicando molto tempo a questo aspetto
  4. Definire un piano di navigazione efficace, basato su tanti piccoli passi che messi insieme costruiscono l’obiettivo
  5. Dare a se stessi meriti e demeriti dei propri stati d’animo, non perché dipende tutto da noi ma perché possiamo migliorare soltanto quel pezzettino che da noi dipende
  6. Pensare ai progetti personali e lasciar perdere il chiacchiericcio ed il pettegolezzo
  7. Guardare le persone che ce la fanno con ammirazione, stima e spirito di emulazione (l’invidia è un ostacolo da superare)
  8. Imparare che uscire dai problemi richiede delle qualità e delle competenze; raggiungere la soddisfazione ne richiede altre
  9. Sono le qualità e le competenze che fanno la differenza
  10. Scegli con cura le persone che ti circondano

Con queste cose puoi iniziare il tuo percorso, fare le tue sperimentazioni, imparare e migliorarti grazie ai tentativi che farai durante il percorso. Sai che le tempste capitano, sai che alcune saranno difficili da superare, sai che soltanto attraversandole diventerai più forte. Soprattutto sai che tutti devono passare da qui, se vogliono vivere la vita che si meritano, perchè te la meriti anche tu, anche se a volte non lo sai!

Buon Viaggio!

Massimo



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