Dr Massimo Giusti

Le conseguenze del trauma psicologico causato da abuso o umiliazione

Le conseguenze del trauma psicologico causato da abuso o umiliazione

Le conseguenze del trauma psicologico causato da abuso o umiliazione

Quali sono le conseguenze del trauma psicologico che deriva da abuso e umiliazione? Vivere un’esperienza abusante oppure un’esperienza di umiliazioni subite e ripetute può causare delle gravi conseguenze, vediamole insieme e cerchiamo di capire come affrontarle.

Per prima cosa dobbiamo distinguere traumi dovuti a singole esperienze traumatiche da traumi dovuti da ripetute e frequenti esperienze di umiliazione subita.

Noi siamo soliti dare maggiore importanza alle esperienze di abuso, come una violenza sessuale o un maltrattamento. Siamo portati a riconoscere maggiormente in queste esperienze la possibilità di un trauma psicologico.Vengono chiamati “Big Trauma”, cioè i grandi traumi. Solitamente sono esperienze singole o esperienze ripetute in un periodo ristretto della nostra vita, con un forte impatto emotivo negativo.

Anche le esperienze di umiliazioni subite e ripetute possono causare problematiche post traumatiche, come per esempio essere cresciuti in un contesto familiare frequentemente e insistentemente umiliante o vessativo, pur senza raggiungere gli estremi di una violenza, può causare problematiche simili a quelle di una forte e singola esperienza traumatica.Si chiamano “Small Trauma” , cioè piccoli traumi, solitamente sono esperienze negative ripetute in un lasso di tempo piuttosto lungo.

Questo genere di esperienze causano molti effetti tra cui, uno in particolare, rappresenta la conseguenza peggiore che riscontro in terapia.

Prima di approfondire tale conseguenza è bene precisare che il “trauma psicologico” non riguarda l’esperienza in sé. Alcune persone di fronteagli stessi eventi possono reagire in modo notevolmente diverso. Il trauma psicologico dipende da come lo stress dovuto all’esperienza viene elaborato dalla persona.

Ogni esperienza che ha un forte impatto in termini di stress deve essere elaborata dall’organismo. Alcuni eventi, siano essi “Big Trauma” oppure “Small Trauma” , portano a produrre una quantità di ormoni dello stress che ostacolano l’elaborazione degli eventi vissuti, causando quelle che sono le conseguenze post traumatiche. Vediamo alcuni esempi:

Una persona che ha subito violenze sessuali in famiglia può sviluppare una certa tensione o rigidità durante l’atto sessuale che gli impedisce di avere una vita intima soddisfacente; un uomo che è stato vittima di un incidente stradale può avere dei forti flashback sull’evento, anche in momenti inaspettati o non voluti; chi ha vissuto esperienze educative svilenti della propria autostima può ricordare spesso certi episodi e sentirsi nervoso in contesti di famiglia che li ricordano.

Esistono anche le conseguenze del PTSD (Post Traumatic Stress Disorder, in italiano “Disturbo da Stress Post Traumatico) che non sono oggetto di questo articolo, quantomeno non è mia intenzione parlare strettamente del PTSD.

Vivere anni con queste conseguenze sulle proprie spalle, può condurre a sviluppare un complesso sistema di convinzioni e credenze su di sé, gli altri e la vita che rappresentano, a mio parere, la peggiore conseguenze psicologica di questi eventi:

La mentalità della vittima!

La vittima sperimenta un senso di impotenza molto forte. Estremamente intenso e pervasivo per chi è stato vittima di una esperienza di abuso, costante e indelebile per chi subisce esperienze ripetute. Questo genere di vissuto può indurre la persona a non fidarsi di sé stessa, concepirsi fragile e in pericolo e vedere il mondo come una minaccia.

Quando questo modello di mondo si instaura dentro la psiche ferita della vittima la “mentalità della vittima” diventa una specie di virus mentale che impedisce alla persona di vedere sé stessa come capace e in grado di farcela.

La vittima comincia a descriversi e pensarsi come in balia degli eventi o dipendente dalle decisioni altrui. In particolare comincia a 1)pensare a sé stessa come debole; 2)dare all’esterno la responsabilità della sua condizione e 3)vedere gli altri come più forti.

Una persona con questa mentalità non può che sentirsi inferiore, stare male, sentirsi vittima di un’ingiustizia, avere paura costante.

Queste sensazioni possono diventare un atteggiamento assai pericoloso, perché ostacolo ogni cambiamento.

Quando una persona si rende conto di questo sua modo di fare capisce che non è possibile costruirsi una vita appagante senza un cambiamento. Contemporaneamente ritiene che il cambiamento sia al di fuori delle sue possibilità.Per cui entra in un circolo vizioso per cui sa di dover cambiare ma pensa di non poterlo fare. Per queste persone andare in terapia è un passo enorme, sono intimamente convinte che nessuno le possa aiutare e quindi neanche lo psicologo.

Il percorso di aiuto deve concentrarsi sul trattamento delle esperienze passate che hanno causato l’inizio di questa costruzione mentale. Dopo 4 o 5 sedute, quando l’impatto traumatico è stato ridotto, si può parlare di un accompagnamento nella ricostruzione della propria autostima, che necessita di un lavoro di gestione emotiva e motivazionale decisamente diverso dal trattamento degli episodi traumatici.

Molti credono di poter aiutare una persona che ha adottato la mentalità della vittima con l’ascolto o il semplice dialogo, ma questo è decisamente improbabile poiché la mentalità della vittima, fino a quando non viene messa in discussione dalla persona stessa che l’ha adottata, porta a vedere ogni spinta motivazionale come una mancanza di empatia e di ascolto. E’ questo il motivo per cui molte persone si sentono frustrate nel tentativo di aiutare certi amici, colleghi o parenti. Si scontrano con le euristiche mentali del vittimismo acquisito, del senso di impotenza appresa che induce la persona a vedersi perennemente in uno stato di necessità o di incapacità o di impossibilità.

Quando queste persone vanno in terapia e scoprono che esistono strumenti in grado di cancellare queste brutte esperienze e alleggerire la loro vita la mentalità della vittima inizia a indebolirsi da sola. Certi pensieri ripetitivi o certe convinzioni limitanti smettono di essere così forti e costanti, allentandosi gradualmente senza il bisogno di doverle contestare o di doverne parlare. Tutto questo perché gli episodi traumatici riducono progressivamente il loro impatto emotivo.

Molto spesso la terapia si concentra su una messa in discussione delle convinzioni limitanti che si rivela fallimentare o di efficacia soltanto sul lungo o lunghissimo periodo. Fin quando gli effetti post traumatici sono forti queste modalità di pensiero resisteranno ad ogni messa in discussione. E’ molto più efficace usare specifiche tecniche avanzate per il lavoro sui traumi che causano un alleggerimento spontaneo di certe modalità di pensiero, risparmiando ulteriore dolore alla vittima.

Articolo di

Massimo Giusti

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