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Lascia sbagliare tuo figlio

Lascia sbagliare tuo figlio

Lascia sbagliare tuo figlio

Ovviamente il genitore vuole proteggere il proprio bambino da dolori e delusioni. E’ una caratteristica innata quella di proteggere i figli. Non sono autonomi, non sono indipendenti, per cui hanno bisogno di essere protetti, giustamente, da situazioni che li mettono a rischio.

Per quale motivo, allora, dovresti accettare un consiglio come “lascia sbagliare tuo figlio”?

Vediamo insieme cosa succede quando un bambino viene invitato a fare cose che sono leggermente al di sopra delle sue capacità. E’ con piccoli e prudenti esperimenti che il bambino impara. Basta che lo osservi per renderti conto. Quando è molto piccolo tende a stare vicino ai genitori. Dopo un pò si allontana, si ferma, guarda in dietro, prosegue. Se si allontana troppo corre dalla mamma o il papà, in questo modo recupera sicurezza e “fatto il pieno di forza” torna all’esplorazione.

Questo è ciò che si intende dire con “uscire dalla propria zona di sicurezza”. Se quel bambino fosse spinto ad allontanarsi tutto insieme piangerebbe richiamando l’attenzione dei genitori, oppure rimarrebbe bloccato dalla paura. Eccedere crea disagio al cervello ed entra in una condizione emotiva difficilmente gestibile.

Se invece il bambino non si allontana mai, restando sempre vicino ai genitori, tenderà ad annoiarsi oppure a considerare l’esplorazione un comportamento pericoloso. Eppure l’esplorazione è proprio il comportamento che i mammiferi attuano per sentirsi sicuri. Rischiando poco, esplorando l’ambiente, i nostri antenati creavano le condizioni per sopravvivere e muoversi in sicurezza.

Secondo alcuni studi (Jaak Panksepp, professore di anatomia comparata, è un forte sostenitore di quanto sto per dire) l’inibizione del comportamento esplorativo è una delle caratteristiche neurologiche della depressione nella nostra specie.

 

Ma allora qual è la il modo migliore per spingere un bambino ad essere sicure, attivo e felice?

Lasciarlo sperimentare, superando le sue piccole difficoltà quotidiane (molte dovute anche al semplice fatto di essere oggettivamente piccolo e privo di esperienza) sostenuto dall’entusiasmo di un genitore che ha fiducia non tanto nella riuscita quanto nelle sue capacità di apprendimento. Che interviene unicamente se la situazione diventa troppo complicata.

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