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La storia di Marianna, la pasta e suo figlio

La storia di Marianna, la pasta e suo figlio

La storia di Marianna, la pasta e suo figlio

La storia di Marianna, la pasta e suo figlio.

 

Mamma Marianna è una donna molto premurosa e attenta verso i suoi figli. Nel corso degli anni, a causa di vicende sfortunate, si è occupata moltissimo di entrambi, molto più di quanto è generalmente chiamato a fare un genitore.

 

Si è presentata da me per via di suo figlio che “comincia ad essere grande”, circa vent’anni, e terminati gli studi ha deciso di intraprendere la professione del padre. Mamma Marianna lo vede poco responsabile e vorrebbe che intraprendesse un percorso per diventare più forte, sicuro e felice.

 

Si preoccupa che il figlio mangi regolarmente, che si alzi in tempo per andare a lavoro, gli rassetta la stanza che lui lascia regolarmente in disordine, per farla breve sembra che lo tratti come si tratta un figlio più piccolo, lo dice lei stessa.

 

Essendo stata costretta a fare fronte a grossi problemi di salute dei figli per molti anni di seguito, un certo tipo di comportamenti è divenuto abitudinario e ripetitivo, questo adattamento le ha permesso di sopportare il peso costante di eventi straordinari anziché venirne schiacciata.

 

Certamente le emergenze erano passate quando Marianna si è presentata da me e qualcosa doveva pur cambiare dato che la situazione attuale non le piaceva molto. Poiché il figlio non intendeva presentarsi di sua spontanea volontà alle sedute abbiamo deciso di approfondire cosa intendesse dire con frasi del tipo “deve essere più responsabile”, per capire se era possibile fare qualcosa in quella direzione lavorando anche noi due soli.

 

In effetti Marianna intendeva dire che ogni volta che il figlio non si presentava a tavola, oppure si presentava ma lamentandosi, lei aveva una certa propensione a perdere la pazienza. Secondo una sua vicina di casa le urla si sentivano fino a pochi chilometri di distanza. Marianna era molto addolorata per questi litigi in quanto le pareva non contribuissero a mantenere un buon rapporto tra lei e il figlio, che anziché mostrarsi più affettuoso e ricercare un contatto con la madre sembrava evitarla di buon grado. Dopo essermi fatto raccontare il genere di parole non proprio amorevoli che i due si scambiavano durante le loro vivaci discussioni, convenni con lei che non erano esattamente il tipo di conversazioni che si vorrebbe avere tra madre e figlio.

 

Sebbene il marito fosse sotto ogni profilo una persona assolutamente meritevole di stima, dal racconto di Marianna sembrava piuttosto chiaro che qualsiasi genere di occupazione che avesse a che fare con il verbo “educare”, qualsivoglia significato si intendesse, non lo riguardava da vicino. Questa situazione, a suo dire, la costringeva a svolgere troppo spesso il ruolo di “cattiva”, il che peggiorava ulteriormente il rapporto col figlio.

 

Divenuto abbastanza chiaro che i momenti topici in cui le “crisi” si verificavano più spesso erano al mattino, quando lei lo chiamava per svegliarlo impedendogli così di far tardi, e all’ora dei pasti, dove qualsiasi quantitativo di pasta al sugo gli servisse non andava bene divenendo motivo di litigi memorabili e offese brutte da sentire, abbiamo deciso di lavorare su questi.

 

Le applicazioni del New Code sono state effettuate con il gioco delle palline di Croydon, la camminata con x e y e un breve tentativo con l’alphabet game che non si è mostrato il più adatto per Marianna.

 

Dopo qualche settimana ha smesso di chiamarlo la mattina. Il figlio ha effettivamente tardato a lavoro, due volte, e tutto sommato se l’è sbrigata da solo e col socio imbufalito del padre. E’ sopravvissuto. Un giorno, a pranzo, accade un evento davvero interessante quanto divertente.

 

Marianna da giorni non serve più la pasta al figlio. La pasta di Marianna sembra essere una specialità. Prepara una conserva di pomodoro utilizzando una base di prezzemolo e cipolla che serve pronta dopo appena una saltatina in padella. Prepara i barattoli sottovuoto come una volta e ne ha sempre uno pronto all’uso. Sempre sempre! Quel giorno, dimentica dei nostri incontri, chiama il figlio a tavola e gli serve un bel piatto contenente una cupola abbondante di pasta al pomodoro fumante. Il figlio, al solito, si lamenta che è troppa. In alternativa si sarebbe lamentato che era poca. La madre anziché rispondere come di consueto dando il via alle danze ben conosciute salta sulla sedia scusandosi, riversa la pasta in pentola e ripone il piatto vuoto di fronte al figlio. “Scusa, serviti da solo” gli dice dispiaciuta. Il figlio resta titubante di fronte a quella reazione inaspettata. Prova a proseguire la discussione come se la madre avesse già svolto la sua parte ma le cose erano andate diversamente per cui riesce appena a spiccicare qualche parola. “la colpa è mia, serviti la pasta che vuoi” gli dice Marianna dispiaciuta.

 

Episodi simili si verificano nei giorni a venire, ma sono meno eclatanti e raccontati da Marianna senza alcuna enfasi. A quanto pare il figlio ha iniziato a dirgli che non la capisce più e che non ha idea di quello che le sia preso. Nei fatti ha smesso di litigare con lui lasciando che si alzi da solo e che si serva la pasta autonomamente.

 

Nelle settimane successive abbiamo modo di applicare il format del santuario con uno stato a Marianna non gradito. Troppo spesso si preoccupa inutilmente rimuginando e creandosi inutili “ansie”.

 

Nel giro di qualche settimana il marito viene investito di alcune mansioni che hanno a che vedere col verbo “educare”. Accetta di buon grado. I litigi col figlio sono cessati, la qual cosa sembra gradita ai vicini ma anche a Marianna, che ha smesso di sentirsi agitata dopo le litigate furibonde. Il figlio sembra avvicinarsi, di quando in quando, per darle un abbraccio e un bacio. Lei alza lo sguardo, lo scruta in volta sorniona, lo lascia fare e si gode la coccola.

 

Allo stato attuale Marianna è molto contenta del rapporto col figlio. Ritiene giusto che faccia la sua strada e magari sbagli un po’, del resto è esattamente quello che ha fatto lei nella sua vita. Inoltre ha smesso di agitarsi perché non è più coinvolta come prima nelle litigate , è riuscita ad alleggerirsi del suo ruolo educativo aiutata dal marito e si prende più tempo per se stessa.

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