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la riscoperta del mesmerismo

la riscoperta del mesmerismo

la riscoperta del mesmerismo

Nel 1813 l’abate Faria, sacerdote di origini portoghesi che sosteneva di essere un brahamino indiano, approdò a Parigi.

Ricusò le teorie di Mesmer, sostenendone l’assurdità, attribuiva il sonnambulismo alla compiacenza del soggetto. Questa teoria è tutt’oggi sostenuta da molti scettici. Faria ebbe il merito di utlizzare terminologie meno esoteriche, di notare come vi fossero notevoli differenze nell’entrare in trance da una persona all’altra e smise ogni ritualismo in favore di procedure di induzione semplici e decisamente più sobrie rispetto a quelle di Mesmer, di cui anch’egli era allievo.

Grazie a Puysegur e Faria alcuni sostengono che la pratica del mesmerismo cominciò a prendere la forma di una psicoterapia, dove la relazione tra terapeuta e paziente appariva essere il focus del processo terapeutico.

Du Potet e Bertrand Foissac proseguirono gli studi sul sonnambulismo dopo che Faria, ingannato da un’abile attore che finse di essere sonnambulo discreditandolo pubblicamente, abbandonò Parigi.

Nel 1825 Foissac propone al mondo accademico la revisione del verdetto del 1784 contro Mesmer, nel 1831 Husson presentò un resoconto in cui illustrava le presunte verità del fenomeno. L’accademia, riporta Guglielmo Gulotta (vedi bibliografia) si pronuncerà sostenendo che “se la maggior parte dei fatti enunciati erano reali, essi distruggevano la metà delle cognizioni fisiologiche e che quindi era pericoloso difendere questi fatti per mezzo della stampa“. Nel 1840 vi sarà una nuova presa di posizione da parte dell’accademia di medicina che ricuserà il sonnambulismo in favore del buon senso, rifiutando ogni interesse di studi per quei fenomeni e decretandone così la divulgazione tra teatranti di strada che saranno per molto tempo tra i più bravi ipnotizzatori in circolazione, benché privi di interessi clinici.

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