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Italiani pessimisti depressi e felici malgrado

Italiani pessimisti depressi e felici malgrado

Italiani pessimisti depressi e felici malgrado

Il nuovo libro di Enrico Finzi, “felici malgrado”, coglie un’aspetto non secondario della crisi economica attuale. L’atteggiamento depressivo e pessimista di una nazione intera.

Gli italiani non sono mai stati così pessimisti e depressi, la crisi economica si sta trasformando in crisi esistenziale.

Com’è possibile che fattori economici possano avere risvolti psicologici?

Il di-stress psicologico, la forma di stress all’origine del disagio, aumenta col diminuire di risorse, alternative e soluzioni ai problemi. E’ un meccanismo antico e molto concreto, esente da psicologismi.

E’ mai capitato di parlare con qualcuno che si sente giù di morale, forse un pò depresso o eccessivamente ansioso? Avrete notato che queste persone descrivono il loro umore o ciò che fanno come se fosse impossibile essere differenti o fare cose diverse. Non si danno molte alternative e descrivono la situazione in un modo per cui appare naturale conseguenza il loro modo di sentirsi e di fare.

Questo aspetto è di fondamentale importanza. Siamo culturalmente abituati a dare importanza a ciò che è esterno a noi. Diamo rilevanza a tutto ciò che è nell’apparire. Questo atteggiamento verso la vita in generale porta a ritenere gli oggetti esterni gli unici responsabili dei nostri stati d’animo (che sono degli oggetti interni). In tal modo il giudizio verso noi stessi tende ad essere spostato eccessivamente verso l’esterno e dunque anche le casualità, gli imprevisti, qualunque cosa al di fuori del nostro controllo che altera i risultati delle nostre azioni può condurre ad un abbattimento d’animo, a sentirsi tristi o privi di speranza, vittime delle circostanze, finanche depressi.

Le persone che hanno una maggiore capacità di reazione, quelle persone di cui spesso diciamo “ha un bel carattere” oppure “è forte, sa reagire a tutto”, non hanno niente di differente rispetto agli altri se non quello che viene definito “locus of control interno”. Questo vuol dire che anche in presenza di circostanze esterne molto sfortunate sanno attribuire il giusto valore alle proprie azioni, mantenendo i piedi per terra e dunque essendo comunque concreti e pragmatici.

Questo “locus of control” è un atteggiamento che si può modificare.

Il primo passo per effettuare questo cambiamento è rendersi consapevoli che i propri pensieri, stati d’animo, sentimenti, azioni e interessi, in altre parole l’atteggiamento verso la vita, è qualcosa che si “HA” non qualcosa che si “E'”. Cioè il nostro atteggiamento può essere modificato.

Questo aspetto può essere frainteso con tutte le discipline che ruotano attorno alle correnti del “pensiero positivo”. Queste correnti, dalle più filosofiche alle più occidentali, considerano il pensiero una forma di creazione, cioè “il pensiero crea”. In realtà tutto ciò che può creare il pensiero è un nuovo atteggiamento verso la vita, e questo atteggiamento nuovo conduce a nuove abitudini, nuovi incontri, nuove persone, nuove opportunità. Una catena che era ben presente anche prima del nostro pensare positivo, ma che non eravamo capaci di cogliere nella sua pienazza. la intravedevamo come “la fortuna degli altri” o come “gli altri a cui le cose vanno sempre bene”.

Più un atteggiamento è radicato nel tempo e nelle abitudini di vita, più è difficile cambiarlo. Tali difficoltà sono lo scoglio su cui molti si scontrano e sul quale lasciano le proprie speranza come la schiuma delle onde che s’infrangono. La maggior parte delle persone che si “abbattono” hanno una bassa costanza nel “lavoro su di sé” e spesso lo fanno da soli, senza l’aiuto degli altri. Questo genere di lavoro non può prescindere dal confronto con gli altri, ed in alcuni casi dal confronto con un professionista.

Quali sono le caratteristiche di coloro che affrontano meglio le situazioni difficili? L’atteggiamento positivo verso le cose, la speranza e la determinazione sono obbiettivi che vengono dopo. Il primo passo è quello di rendersi conto che così come sto non mi va bene. Il secondo passo è quello di vivere le giornate “momento per momento”, vivendo il più possibile il presente e, seppur avendo presenti le preoccupazioni, lasciarle dove sono. Consapevoli che un atteggiamento migliore aiuterà ad affrontarle meglio quando busseranno alla porta.

Vievere nel presente non vuol dire “vivere incaopnsapevolmente”, ma esattamente l’opposto. Un incontro, una chiacchierata, il figlio o il nipote che viene a trovarci, il sorriso di un amico, sono esattamente questo genere di cose che vanno riscoperte. Un passo alla volta l’animo si alleggerisce, le preoccupazioni ed i problemi restano ma vengono vissuti con maggiore serenità, ciò dona lucidità e controllo, quindi ci sentiamo maggiormente padroni della nostra vita anche di fronte alle avversità. Questo ci spinge ad affrontare le cose in modo nuovo, più creativo, con rinnovata determinazione.

E’ il passaggio dell’importanza, dalle cose esterne al proprio stato d’animo, l’aspetto più difficile da cogliere. Molto spesso quando viene fatto notare questo, le persone mi elencano la lunga lista dei loro problemi e dei loro drammi e poi mi chiedono come dovrebbero sentirsi di fronte a tutto ciò. Questo modo di fare evidenzia che ancora l’attenzione è sull’esterno e non sull’interno. Poi, quando l’attenzione si sposta da fuori a dentro, le stesse persone mi dicono che stanno meglio grazie al nuovo atteggiamento che mantengono verso la vita.

Purtroppo quando stiamo male non riteniamo che è un periodo passeggero e che stare male di fronte alle difficoltà è anche normale. La nostra attenzione è tutta sul dolore e su ciò che produce dolore, impedendoci di vedere le alternative che abbiamo di fronte. Quando viene il dubbio, quando notiamo che le cose non stanno esattamente come si crede, è lì che possiamo intraprendere il percorso.

 

 

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