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Ipnosi: il dibattito tra Bernheim e Charcot

Ipnosi: il dibattito tra Bernheim e Charcot

Ipnosi: il dibattito tra Bernheim e Charcot

Come si è visto, e come sottolineano moltissimi autori, la storia dell’Ipnosi è caratterizzata da momenti di clamore e successivi abbadoni. Molti grandi ipnotisti del passato scoprendo questo fenomeno ne venivano ammaliati fino a diventarne capi scula o importanti esponenti. Dopodiché venivano screditati e costretti ad abbandonarne la pratica.

Purtroppo questo fenomeno ricordava molto le pratiche esoteriche e magiche, in alcuni stati (per esempio le crisi mesmeriche) assomigliava alle possessioni demoniache. La medicina e la psichiatria si erano focalizzati su filoni organicisti che rinnegavano la possibilità dei fenomeni ipnotici. Anche in tempi più recenti di quelli in cui è arrivato questo excursus storico vi saranno forti resistenze. Per esempio l’analgesia a guanto, conosciuta da chiunque pratichi ipnosi, non è suscettibile coi farmaci, poichè non rispetta la fisiologia umana. Ma mentre il farmaco deve per forza rispettare la fisiologia del corpo, l’immaginazione sappiamo bene che non ne è costretta. Quando questo sarà compreso ed accettato esisteranno gia degli ottimi analgesici ed anestetici che renderanno inutile o superfluo l’uso dell’Ipnosi in tali ambiti.

Che senso avrebbe passare del tempo con una persona che deve effettuare un’estrazione dentale quando con una punturina innocua e 5 minuti di tempo l’odontoiatra può praticarla in assenza di dolore?

Ma entriamo nel vivo di questo momento storico. Siamo nella seconda metà del XIX secolo. O meglio siamo sul finire del 1800. I nomi che dobbiamo ricordare sono sostanzialmente 3.

Jean Martin Charcot, neuropatologo della Salpetriere di Parigi. Ippolite Bernheim, professore della facoltà di medicina di Nancy, e Auguste Liebeault, medico della provincia di Nancy.

Jean Martin Charcot, operando a Parigi, conosceva senza ombra di dubbio l’Ipnosi, il magnetismo e tutte le polemiche che un secolo prima avevano portato al discredito di Mesmer. E’ sicuramente stato facile scoprire questo metodo per Charcot e lui stesso scrive che pur essendo evidente lo stato ipnotico è pur vero che certe manifestazioni sono talmente stupefacenti che solo assistendo di persona si possono ritenere reali.

Martin Charcot sosterrà che l’Ipnosi è una forma di malattia nervosa. Per l’esattezza sosterrà che è associabile quasi perfettamente all’Isteria. Che solo in questi soggetti è possibile stimolare lo stato ipnotico molto facilmente. Affermerà che pur non essendo tutti gli isterici soggetti ipnotici e pur non essendo tutti i soggetti ipnotizzabili degli isterici, l’ipnosi si innesta nell’isterico come nel tronco d’albero più adatto e propizio alla sua stimolazione.

Non negherà l’importanza della suggestione ma rimarcherà in modo preminente l’esistenza di zone ipnogene che possono stimolare lo stato ipnotico ed ideerà una teoria a 3 stati in cui lo stato catalettico (di rigidità, osservabile anche in coloro che hanno un forte shock emotivo), letargico (simile al sonno) e sonnambulico, siano di fatti 3 tipologie di ipnosi differenti con particolarità nella fenomenologia che può essere prodotta dai soggetti.

Nel 1882 Ippolyte Bernheim conoscerà Auguste Liebeault. Quest’ultimo era un medico di provincia, i suoi clienti erano perlopiù contadini e non potevano pagarsi le medicine. Così egli ricorreva sovente all’uso dell’Ipnosi per aiutarli. Bernheim, venuto a conoscenza di questo bravo medico andò a conoscerlo, e stupito dal metodo che utilizzava gli propose una collaborazione universitaria. I due, pur avendo idee che su certi aspetti divergevano, sposarono completamente le ipotesi ultime di James Braid, per cui l’ipnosi era uno stato nel quale certe idee potevano essere poste all’attenzione più agilmente e modificate, plasmate in modo da aiutare i pazienti. Specialmente Liebeault riteneva che fosse uno stato associabile al sonno, poichè il sonno poteva essere indotto in stato di ipnosi e l’ipnosi senza suggestioni sfociava spesso nel sonno. Oggi sappiamo che lo stato di trance è associato ad alcuni fattori tra cui un particolare ritmo delle onde Teta, musrabili con l’elettroencefalogramma. Ma all’epoca tali strumentazioni non erano state ancora pensate.

Charcot riteneva che l’ipnosi non fosse sonno, invece. Ritenendola uno stato patologico. Bernheim e Liebeault ritenevano invece che si trattava di uno stato normale evocabile in chiunque, che tramite suggestione senza sonno si potevano ottenere risultati simili che col sonno ipnotico, e che quest’ultimo serviva unicamente a massimizzare i risultati accumulando la concentrazione.

Inutile addentrarsi troppo nel dibattito tra le due scuole, evidenzierò alcuni aspetti importanti.

Il primo è che Charcot induceva lo stato ipnotico nelle donne isteriche (l’isteria era ritenuta una malattia prettamente femminile. Questa credenza è all’origine di molti preconcetti sul carattere femminile e la donna in genere) spiegando alla donna cosa sarebbe accaduto, cioè descrivendogli come sarebbe caduta in trance. Nel salone dove usualmente faceva le sue dimostrazioni pubbliche era presente un quadro che ritraeva in una donna in preda a convulsioni. In altre parole le donne da lui indotte in trance seguivano le suggestioni verbali e visive che egli dava loro, causando poi quel particolare modo di andare in trance che lui intepreterà come forma di isteria. Per cui Charcot in qualche modo era causa di ciò che osservava, dei suoi preconcetti e delle sue idee. Concentrato egli stesso sull’aspetto patologico della trance ipnotica sottovalutava ciò che la scuola di Nancy stava invece magistralmente scoprendo: il potere della suggestione.

Sulla credenza per cui una persona in trance è alla mercé dell’ipnotizzatore, preconcetto tutt’oggi esistente, c’è molto da dire. Charcot e allievi scrissero molto sulla pericolosità della trance e sui rischi che potevano incombere sulle donne indotte in tale stato. Ritenendo che potessero essere abusate, violentate, indotte a commettere atti moralmente deprorevoli. Eppure egli stesso, chiedendo ad una suora capace di una trance talmente intensa da poter reggere con le mani nude delle caffettiere ardenti, di sollevare la gonna all’altezza del polpaccio, ella uscì dalla trance per tirargli un sonoro schiaffo in faccia. Almeno alcuni riportano questo evento a titolo di disconferma delle stesse idee di Charcot sull’argomento.

La scuola di Nancy era fin troppo legata alla suggestione per spiegare l’ipnosi. Questo gli permise di notare come il linguaggio suggestivo potesse essere efficace anche senza indurre la trance ipnotica. Non arrivarono a queste conclusioni in maniera molto dettagliata ma in questo modo arrivarono a precedere alcune intuizioni sia di studiosi dell’Ipnosi quali Barber, sul fatto che la forte motivazione e la suggestione senza trance permettono di ottenere risultati simili all’ipnosi. Sia della scuola di Palo Alto, che sull’uso del linguaggio (e quindi anche quello suggestivo) fonderà alcuni principi base delle terapie brevi di natura sistemica.

 

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