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Intersoggettività

Intersoggettività

Intersoggettività

L’intersoggettività è un concetto chiave in psicoterapia poichè in ogni relazione (e quindi anche nel processo terapeutico) esiste uno scambio di emozioni fra gli individui.

 Vickhoff e Malmgren (2004) ritengono che la percezione di un’emozione manifestata da un’altra persona possa evocare la stessa emozione in un’altra inconsapevolemente.

 Tendiamo ad imitare l’azione degli altri e a provare emozioni. Lipps parla a questo proposito di intersoggettività.

Secondo Trevarthen (1993) l’intersoggettività agisce indipendentemente  dalla consapevolezza che l’individuo ha delle proprie emozioni e si rappresenta i sentimenti altrui a seconda dei loro movimenti ed espressioni.

 L’intersoggettività è presente fin dai primi anni di sviluppo il bambino, il quale nasce già con una predisposizione ad “essere in connessione con”, e impara ad interagire con gli altri coordinando con la madre movimenti, espressioni facciali e vocalizzazione in modo da stabilire una relazione affettiva reciproca.

Buhler (1930) parla di “mimetismo affettivo” per indicare la concordanza mimica fra madre e bambino.

Quando imitiamo gli altri (imitazione motoria – motor mimicry) plasmiamo il nostro corpo mimicamente e posturalmente in accordo con emozione e postura dell’altro e, i movimenti espressivi e posturali assunti dall’osservatore attivano un’emozione (Inzani et al., 2004).

Hatfield, Cacioppo e Rapson (1997) schematizzano il processo come: imitazione degli altri, feedback che influenza lo stato emotivo, elaborazione dello stato emotivo e assorbimento delle emozioni altrui.

La prosodia, l’espressione del viso e il linguaggio del corpo sono motori che attivano l’emozione, la quale riflette la motivazione che si ritiene guidi e moderi l’azione stessa.

Tra emozioni e movimenti esistono connessioni a due vie: una va dalla manifestazione di un’emozione all’emozione stessa (esempio l’emozione che ci evoca l’espressione buffa di un cane quando lo grattiamo dietro un orecchio), l’altra è l’identificazione immediata con i bisogni di un’altra persona (es.: se l’altro ha sete beviamo, se vomita ci sentiamo nauseati, se ride ridiamo anche noi,…). Queste due vie possono spiegare come il percepire un’emozione in una persona può evocare la stessa emozione in un’altra inconsapevolmente. L’azione di un altro porta una spontanea tendenza ad imitarlo e questa tendenza ci fa provare delle emozioni (Vichoff, Malmgren, 2004).

 Bibliografia

Buhler, C. (1930). The first year of life. In Inzani, L., Cazzaniga, I., Martelli, D., Salina, P.R. (2004). Il contagio emotivo: quando le emozioni “passano” tra le persone. Rivista di Studi Rogersiani. Recuperato il 14/12/2011 da acp-italia Database.

Hatfield, E., Cacioppo, J., Rapson, R. (1997). Il contagio emotivo. In Inzani, L., Cazzaniga, I., Martelli, D., Salina, P.R. (2004). Il contagio emotivo: quando le emozioni “passano” tra le persone. Rivista di Studi Rogersiani. Recuperato il 14/12/2011 da acp-italia Database.

Inzani, L., Cazzaniga, I., Martelli, D., Salina, P.R. (2004). Il contagio emotivo: quando le emozioni “passano” tra le persone. Rivista di Studi Rogersiani. Retrieved il 14/12/2011 da acp-italia Database.

Trevarthen, C. (1993). Le emozioni nell’infanzia: regolatrici del controllo e delle relazioni interpersonali. Tr. It. In Riva Crugnola, C. (1993). Lo sviluppo affettivo del bambino. Milano: Cortina.

Vickhoff, B., Malmgren, H. (2004). Why does music move us?. Philosophical Communications, Web Series, 34. Recuperato il 14/12/2011 da http://phil.gu.se/posters/musicmove.pdf

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