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Il test dei tre setacci

Il test dei tre setacci

Il test dei tre setacci

Il test dei tre setacci è attribuito a Socrate, l’antico filosofo riteneva che prima di dire qualcosa sugli altri si dovesse filtrare ciò che stiamo dicendo, affinché risponda ad almeno una delle tre categorie che Socrate riteneva importanti.

E’ sorprendente notare come questo test assomiglia molto ad alcune “regole” linguistiche tipiche del coaching.

Siamo continuamente bombardati da informazioni che provengono da ogni dove, i social media e internet in generale non hanno contribuito a diffondere informazioni veritiere, inoltre le baruffe politiche e giuridiche del nostro paese creano ancora più confusione nelle persone.

Abbiamo perso l’abitudine a 1) Verificare ciò che sappiamo!

Le informazioni molto spesso, sempre più spesso, vengono riportate in modo distorto e talvolta sono persino inventate. In un mondo dove succede di tutto, ma proprio di tutto, che senso ha inventare informazioni se non peggiorare le cose? Anche questa è una buona abitudine che abbiamo perso 2) Le informazioni sono utili?

Non tutte le informazioni sono utili, anzi la maggior parte delle informazioni che riceviamo durante il giorno sono decisamente inutili e dobbiamo selezionarle accuratamente, cosa che non è né facile né scontata. Soprattutto quando i media inviano quasi esclusivamente informazioni negative.

Sembra diffusa l’abitudine a dire cose negative sugli altri, sulle nazioni, sulle cose in genere. Le belle notizie non fanno notizia!

E questa è la terza abitudine che abbiamo perso 3) stiamo per dire una cosa positiva o negativa?

Ecco brevemente il racconto tratto da un libro di Dan Millan:

Un giorno venne qualcuno a trovarlo e gli disse:
– Sai cosa ho appena sentito sul tuo amico?
– Un momento – rispose Socrates. – Prima che me lo racconti, vorrei farti un test, quello dei tre setacci.
– I tre setacci?
– Prima di raccontare una cosa sugli altri, è bene prendersi il tempo di filtrare ciò che si vorrebbe dire. Lo chiamo il test dei tre setacci. Il primo setaccio è la verità. Hai verificato se quello che mi dirai è vero?
– No… ne ho solo sentito parlare…
– Molto bene. Quindi non sai se è la verità. Continuiamo col secondo setaccio, quello della bontà. Quello che vuoi dirmi sul mio amico, è qualcosa di buono?
– Ah no! Al contrario
– Dunque – continuò Socrates – vuoi raccontarmi brutte cose su di lui e non sei nemmeno certo che siano vere. Forse puoi ancora passare il test, rimane il terzo setaccio, quello dell’utilità. E’ utile che io sappia cosa avrebbe fatto questo amico?
– No davvero.
– Allora – concluse Socrates – quel che volevi raccontarmi non è né vero, né buono, né utile; perché volevi dirmelo?

Quando qualcuno ti racconta qualcosa che non è verificato, non è positivo e neppure utile (ricorda che se una cosa è utile sei tu l’unico a saperlo) allora perché te la sta dicendo?

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