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il ruolo della rabbia nella performance sportiva

il ruolo della rabbia nella performance sportiva

il ruolo della rabbia nella performance sportiva

Uno studio interessante sulla perforformance sportiva che prende in esame la sottovalutata Rabbia!

Lo studio è stato svolto su atleti di Karate, ed è stata esaminata la perofrmance utilizzando la “Individual Zones of Optimal Functioning (IZOF) model (Hanin,2000, 2003, 2007)”.

Lo strumento è molto interessante e fornisce utili informazioni sui fattori principali che influenzano la performance dell’atleta. Anche l’idea alla base dello studio è interessante, perché la maggior parte delle ricerche si basa sulla gestione dell’ansia. O per meglio dire su questa domanda: “come mai alcuni atleti usano l’ansia come motivatore ed altri invece ne sono influenzati negativamente?”.

Molti colleghi sottolineano l’importanza delle emozioni “negative” come fattore motivante della performance sportiva, e questa ricerca in effetti risponde con una “non risposta”.

Vediamo meglio…

L’uso di pensieri o immagini di “rabbia” ha permesso agli atleti di sperimentare una certa sensazione di forza, “energia” per l’esattezza. Si sono sentiti più capaci, pronti e reattivi. Una percentuale poco più bassa ha trovato disturbanti questi pensieri e si è sentita limitata da essi.

Nella pratica, osservando i risultati, è stato evidente che la sola “rabbia” non era predittiva della performance, in alcuni atleti funzionava come spinta motivazionale o riserva energetica e in altri questo effetto non si notava.

In estrema sintesi i ricercatori si sono accorti che la rabbia non era predittiva della performance ma veniva usata per generare uno “stato di alta performance” che consentiva di avere “più energia” e un maggiore “accesso alle risorse” per la competizione. Questo a volte ha funzionato ed altre volte no!

Questi risultati mi hanno confermato alcune cose che nella pratica avevo notato, come probabilmente hanno notato anche altri colleghi che lavorano con gli stati di alta performance:

  1. La mente dell’atleta va alla ricerca spontanea di stimoli interni ed esterni che inducano uno stato di alta performance. Questo avviene in modo più o meno consapevole.
  2. Non esiste una situazione, evento o emozione che universalmente permette all’atleta di creare uno stato di alta performance.
  3. Esistono stati di alta performance differenti che devono essere creati in maniera opportuna affinché l’atleta possa attivarlo nel momento in cui è necessario.

Il terzo punto è molto importante. Sono numerose le ricerche che riportano di come episodi pre-gara influenzano la performance tramite lo stato d’animo che inducono nell’atleta.

Pensare a qualcosa che motiva è una strategia che l’atleta adotta per entrare nello “stato” giusto di performance, quindi potenziare o annullare l’effetto positivo o negativo di qualche episodio.

Inoltre non si tratta solamente dello stato pre gara, ma anche di quanto avviene durante la competizione. Pensieri, emozioni e altre cose che accadono influendo sulla performance.

Sostanzialmente le prestazioni di un atleta sono influenzate da fattori interni ed esterni e l’atleta utilizza più o meno conspevolmente strategie mentali che lo aiutano a mantenere uno stato adeguato.

La costruzione di stati di alta performance è perciò importante e deve essere personalizzata per l’atleta aiutandolo con strumenti che permettono di entrare nello stato di performance in modo “spontaneo”.

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