Dr Massimo Giusti

I traumi emotivi non esistono?

I traumi emotivi non esistono?

I traumi emotivi non esistono?

Prova ad immaginare per un solo istante che i traumi, quei dolori dell’animo che ti fanno soffrire tanto, non esistano.

Può darsi che tu abbia subito dei tradimenti, delle ferite che ti hanno umiliato, che tu sia stato abbandonato o addirittura abusato. Immagina che nessuno di questi eventi sia mai stato realmente un trauma.

Allora perché hai sofferto (o soffri ancora)? Per quale motivo ricordi quell’evento passato con tanto dolore? Come mai ti capita di pensarci improvvisamente e soffrirne? Come mai avverti l’esigenza di parlarne per liberarti un po?

Prova a immaginare, per qualche minuto, che parlare di un evento traumatico che ti ha fatto soffrire riaccenda la sofferenza. Prova a immaginare soltanto per un po che gli eventi passati possano influenzarti nel presente soltanto se ci ripensi spesso. Come reagirebbero le persone agli eventi traumatici sapendo queste cose?

Probabilmente proverebbero comunque del disagio, perché siamo pur sempre umani e una situazione “difficile” realisticamente creerebbe fastidio o destabilizzazione momentanea. A fronte di questo fastidio o di questa destabilizzazione le persone comincerebbero a dare maggiore importanza ai momenti quotidiani, facendo caso al modo in cui riescono a recuperare le forze e le energie per ritornare a vivere come prima.

Forse, addirittura, comincerebbero ad usare le esperienze dolorose come momenti di apprendimento per migliorare e crescere e senz’altro noi, delle persone così, le invidieremmo moltissimo.

Adesso prova a immaginare che la ricerca scientifica stia dimostrando proprio questo. Cioè che nel 70% dei casi le persone, di fronte ad un evento traumatico, mettono in campo quei meccanismi che permettono di tornare a vivere come prima, in alcuni casi persino avendo sfruttato l’evento traumatico come occasione di crescita. Si chiama “crescita post traumatica” e qualche volta nella vita è successo a tutti. Anche a te!

Purtroppo non ci soffermiamo su quelle situazioni che “vanno bene” per cui finiamo per non accorgerci di quando la nostra mente ha fatto il suo dovere aiutandoci in un momento di difficoltà.

A quanto pare, nel caso di traumi emotivi, è necessario parlarne il meno possibile. Questo non significa non parlarne affatto, ma quando parli di un trauma riaccendi il dolore perché riattivi le reti neurali collegate a quell’esperienza. Il meccanismo è lo stesso di quando racconti un aneddoto divertente successo a cena da un amico, ti fa ridere e lo trovi divertente anche quando ne parli a distanza di tempo. Questo accade perché accendi le reti neurali collegate a quell’esperienza. Accade la stessa cosa con le esperienze dolorose ma con una differenza, dopo poco il dolore passa e per un po stai bene. Ma se ci pensi anche dopo aver ricordato un aneddoto divertente smetti di ridere e deve passare del tempo per provare nuovamente quella piacevole sensazione.

Col dolore succede esattamente lo stesso. Ne parli con una persona, stai bene per un pochino ma poi senti l’esigenza di parlarne ancora. In questo modo ricordi sempre il trauma e il dolore rendendo questa esperienza presente. Eviti in questo modo di prenderne distanza, di lasciarla nel passato.

Se questa abitudine diventa sempre più frequente ti può capitare che qualcuno smetta di darti tutta questa attenzione, probabilmente se ti è successo ti sei irritato perché non ti hanno ascoltato.

La scienza sembra dimostrare proprio questo, cioè che le persone in qualche modo tendono a parlare del trauma per elaborarlo ottenendo paradossalmente il risultato di renderlo sempre presente e restarci legati. Siamo abituati a ritenere che questa sia la strategia giusta e impediamo a noi stessi di mettere quell’esperienza definitivamente nel passato convinti che non sia possibile farlo o che non ne siamo in grado.

Purtroppo negli anni un evento molto traumatico (ad esempio un abuso o un incidente, la morte di qualcuno) o tanti piccoli traumi ripetuti (ad esempio una famiglia difficile o persino problematica, un genitore manipolatore o una serie di esperienze di bullismo a scuola)tendono a creare disturbi d’ansia, depressione e sintomatologie che portano a pensare di essere sbagliati, malfunzionanti, inetti o incapaci.

In questo modo diventa sempre più difficile farsi aiutare perché ci si rassegna alla sofferenza e al dolore.

Ciò che deve essere fatto è ripristinare quei meccanismi di crescita post traumatica che permettono alla persona di rompere il legame con le esperienze dolorose e tornare a vivere la propria vita.

Esistono strumenti e terapie che sono in grado di allentare i lacci del trauma o dei traumi e permettono all’individuo di tornare sul proprio percorso di vita.

Nei prossimi articoli qualche approfondimento.

Un caro saluto

Massimo




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