Dr Massimo Giusti

Essere spontaneo e naturale: che errore tremendo!

Essere spontaneo e naturale: che errore tremendo!

Essere spontaneo e naturale: che errore tremendo!

Se non cambi il tuo comportamento tenderai a commettere gli stessi errori. Continuerai a incontrare la persona sbagliata, scegliere colleghi sbagliati, avere amici sbagliati.

La tua vita sarà come un labirinto insondabile dove le cose accadono nonostante il tuo impegno e la tua dedizione.

Per cambiare il tuo comportamento devi prima conoscerlo e quindi diventarne padrone, questo può avvenire soltanto se la parola “spontaneità” e la parola “naturalezza” diventeranno orribili, fastidiose, smetteranno per sempre di avere un significato positivo.

Noi invece pensiamo che siano parole bellissime, persino dei pregi da mostrare al mondo con orgoglio e, talvolta, persino un pizzico di strafottenza.

Capita spesso di confondere qualcosa di buono con qualcosa di negativo e viceversa, richiede molta attenzione mettere le cose nel giusto ordine.

Tutte le volte che pensiamo a qualcosa di spontaneo o naturale ci riferiamo a qualche modo di essere, di fare o di sentire, di parlare o di dire che tiriamo fuori in maniera automatica, senza doverci pensare.

Aiutiamo qualcuno senza indugio, perché siamo fatti così.

Non demordiamo mai, perché siamo fatti così.

Ci facciamo in quattro per gli altri, perché siamo fatti così.

Di certo la spontaneità non riguarda soltanto modi di essere che generalmente sono classificati come positivi, ma anche altri comportamenti o atteggiamenti, eccone alcuni:

Penso a me stesso e quando sono a posto io per me stanno a posto tutti, perché sono fatto così.

Non guardo in faccia a nessuno, perché sono fatto così.

Vado sempre avanti fin quando ho ottenuto ciò che volevo, perché sono fatto così.

Quando vediamo un comportamento che si ripete spesso in qualcuno, uno di quelli che avvengono sempre in quella persona, cominciamo a pensare che è fatta così, a volte anche noi stessi cominciamo a pensare di essere fatti così quando ci accorgiamo di avere degli atteggiamenti ricorrenti.

In alcuni casi possiamo persino lamentarci di un nostro modo di fare, perché non ci sembra così utile o vantaggioso ma non sappiamo come cambiarlo e, a dire il vero, può capitare che non proviamo neppure a cambiarlo proprio perché ci siamo convinti di essere fatti così. Ma così come?

Tutte le volte che riteniamo di “essere fatti così” o che qualcuno “è fatto così” ci riferiamo a qualcosa di automatico, che una persona fa molto spesso anche se non sempre, solitamente senza pensarci troppo. Questi sono i comportamenti che chiamiamo spontanei e naturali.

Chiamiamo spontaneo e naturale tutto ciò che è automatico e che non viene filtrato dalla nostra razionalità troppo a lungo.

Se ti poni domande nuove probabilmente troverai anche nuove risposte, ti sei mai chiesto come fa un comportamento a diventare spontaneo? Te lo spiego.

Ti ricordi di quando hai iniziato ad andare in biciletta? Di quando hai imparato a nuotare? Ti ricordi invece di quando hai imparato a guidare il motorino o la macchina?

Tutte queste abilità, alcune di queste sono sicuramente abilità che possiedi più o meno bene, hanno richiesto un grande sforzo all’inizio. Dovevamo imparare una serie complessa di azioni che andavano fatte una dopo l’altra e in alcuni casi contemporaneamente, non sapevamo come fare e ci confondevamo.

Per cui quando abbiamo imparato ad andare in bicicletta cadevamo per terra mentre adesso ci viene spontaneo tenere l’equilibrio; quando abbiamo imparato a nuotare ci sembrava di affogare ogni volta, adesso è diventato impossibile non stare a galla, viene naturale, spontaneo, appena stai nell’acqua fonda il tuo corpo si sistema per galleggiare, non è vero?

Guidare poi è stato un vero casino, tutte quelle azioni consecutive e se non le facevi bene l’istruttore ti riprendeva. Adesso gli occhi sembrano accorgersi da soli dello specchietto che non è messo bene o del sedile che è troppo in avanti, passiamo dalla prima alla seconda come se non dovessimo gestire tre pedali e controllare la strada tenendo una sola mano sul voltante. Cose che un tempo ci facevano impazzire.

Questi comportamenti, ripetuti nel tempo, sono diventati automatici e adesso fanno parte della nostra spontaneità.

I comportamenti appresi e ripetuti un numero sufficiente di volte, per un periodo di tempo abbastanza lungo (circa 2 mesi, questo sembra dire la scienza) diventano automatici, cioè spontanei.

Alcuni di questi comportamenti, specialmente alcune abitudini relazionali, non ricordiamo quando le abbiamo apprese perché eravamo piccoli. La psicologia ha chiamato questi comportamenti “strategie di coping” (cognitivismo), “copioni” (transazionale), “sabotatori interni” (sistemica), “subpersonalità (psicosintesi).

Si tratta di comportamenti appresi tramite l’osservazione o per tentativo ed errore quando eravamo piccoli. Probabilmente i genitori mi davano più attenzione se ero gentile e disponibile così ho imparato a esserlo, altri hanno ottenuto più attenzione facendo i bastian contrari oppure essendo aggressivi, ed hanno imparato questo. Sono migliaia le strategie che impariamo in questo modo.

Questi apprendimenti avvengono in un età nella quale non abbiamo gli strumenti per capire il mondo, non certo il mondo di un adulto, inoltre non avvengono con razionalità e premeditazione. Solitamente si verificano per caso, funzionano, da bambini siamo soliti ripetere ossessivamente ciò che gratifica (dai baci della mamma ai videogame), per cui se ha funzionato anche dopo lo abbiamo memorizzato e ce lo siamo portato dietro, inconsapevolmente, per decenni.

Molti di questi comportamenti tendono a modificarsi con le esperienze successive, non sempre in senso positivo. Altri restano uguali a se stessi.

Così finiamo per sposare la persona sbagliata, trovare un lavoro insoddisfacente o essere circondati da persone che non ci piacciono. Finiamo per pensare di essere fatti così, che questo siamo noi perché nessuno, mai, e intendo dire “nessuno mai” ci ha insegnato a riconoscere e modificare quei comportamenti. Come possiamo riconoscere qualcosa che non sappiamo neppure che esiste? come possiamo  modificare qualcosa che non abbiamo idea di come funziona, di come si è creata?

Diventa una specie di rassegnazione per ignoranza, cioè ignoriamo certe cose e quindi è inevitabile rassegnarsi a qualcosa che sfugge alla nostra comprensione.

Se un comportamento è ripetitivo e automatico sfugge al nostro controllo, in tal modo non possiamo avere più opportunità di scelta in certe situazioni, perché certe reazioni sono per noi naturali, spontanee e cioè automatiche.

La spontaneità in realtà è una gabbia fatta di comportamenti automatici che non sappiamo di poter modificare a nostro piacimento e che soltanto modificandoli avremo la possibilità di essere finalmente liberi.

Abbiamo imparato a chiamare spontaneità una prigione, abbiamo imparato pensare ad essa in modo positivo e così facendo ci impediamo di diventare chi veramente siamo destinati ad essere.

Riconoscere questi automatismi e entrarci dentro, capirli, ricostruirli il più possibile è importantissimo, perché in questo modo diventiamo capaci di poterli modificare.

La maggior parte delle persone non ha infatti un problema a modificarli ma a credere di poterlo fare. Le persone imparano a pensare di non poter cambiare e che saranno sempre così. Queste convinzioni limitanti sono frequenti in persone che hanno sofferto e che hanno avuto bisogno di un forte controllo nella vita per superare un dolore o una situazione difficile. Ma anche di persone che hanno imparato a pensare a se stesse come se fossero impotenti o incapaci.

E’ questo lo scoglio più grande, capire che ce la puoi fare!

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