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Cos’è la leadership: i 6 stili e le 5 scoperte

Cos’è la leadership: i 6 stili e le 5 scoperte

Cos’è la leadership: i 6 stili e le 5 scoperte

Esistono 6 tipologie di leadership, chiamate con nomi differenti ma sono sempre le stesse. Esistono 4 pilastri della leadership, si riferiscono tutti a comportamenti umani che apprendiamo nel corso della vita, nessuno di essi è determinato geneticamente. Tutti possono diventare un leader, ma prima dobbiamo diventare leader di noi stessi.

 

Incatenati nelle nostre convinzioni crediamo che leader sia soltanto una figura apicale, al vertice, quando invece può esserlo chiunque. La leadership non è un ruolo, è un atteggiamento, che noi ricopriamo nella vita quotidiana quando gestiamo un gruppo, al lavoro o con gli amici, in famiglia, specialmente con noi stessi.

 

Daniel Goleman e Richard Boyatzis hanno studiato il comportamento di migliaia di leader, valutati in base al loro rendimento, efficacia ed efficienza, risultati sportivi o di fatturato. Ogni leader eccelle in alcune caratteristiche, generalmente una soltanto per ciascuno dei 4 pilastri della leadership. Un leader è capace di motivare e influenzare le persone, tirare fuori il meglio da ciascuna di loro, far si che si sforzino per gli obiettivi comuni e facilitare la realizzazione dei bisogni di una squadra, di un’azienda e dei propri collaboratori. Gestisce adeguatamente le proprie emozioni, le reazioni ad esse associate, sa tirarsi in dietro quando è importante dare spazio, sa auto motivarsi e superare quei momenti di stagnazione, difficoltà e insuccesso che s’incontrano lungo il percorso che conduce alla realizzazione di un obiettivo. Non è nato così, ha imparato che è molto più produttivo questo atteggiamento che scoraggiarsi. Il risultato può essere dopo la prossima curva, un leader è preparato a questo perché ha saputo fare tesoro della propria esperienza personale, specialmente dagli insuccessi. Ha studiato attentamente il percorso che conduce al successo, lo applica il più spesso possibile e lo adatta alle circostanze perché ha appreso ad essere flessibile.

 

Il leader è una figura di ispirazione, di risonanza, una guida e un comandante. Sa adeguare le proprie caratteristiche alle esigenze che richiede la situazione (è flessibile), crea relazioni efficaci e stimola le risorse delle persone con cui entra in contatto.

 

Apparentemente tutte queste doti possono sembrare irraggiungibili, miracolose, ereditarie. Invece niente è più assurdo di queste convinzioni limitanti sulla leadership. Essere leader si apprende, con l’esperienza e con una pratica disciplinata, costante, dove l’impegno è diretto verso obiettivi specifici e facilmente individuabili, persino misurabili. La capacità dei due ricercatori, psicologi cognitivi di chiara fama (Goleman è più conosciuto di Boyatzis ma i due hanno collaborato spesso e proficuamente) è stata quella di identificare le 4 dimensioni fondamentali della leadership (nella prima formulazione della teoria erano 5, oggi la quinta è compresa nella dimensione “gestione di sé”) a cui afferiscono 18 fattori (un tempo erano 25, ma le ultime ricerche hanno semplificato la teoria). Questo approccio psicologico scientifico ha permesso di elaborare test attendibili sul potenziale di leadership di ciascuno di noi (identificano le risorse e le aree su cui costruire un lavoro di crescita personale) facendo si che ogni percorso venisse personalizzato su una base scientifica.

 

Lo studio scientifico, anche delle basi anatomo – fisiologiche legate alla leadership, operato specialmente dallo Psicologo Daniel Goleman e dal suo collega R. Boyatzis, ha permesso di identificare i fattori fondamentali che creano il buon leader, ha dimostrato che i migliori leader hanno appreso dall’esperienza e che la genetica ha un ruolo insignificante nell’apprendere le basi per lo sviluppo di un singolo stile di leadership. I migliori leader sanno transitare da uno stile all’altro, padroneggiando almeno due stili differenti. La leadership si sviluppa da una pratica costante, appresa sulla base delle esigenze individuali, di una buona comprensione delle teorie di riferimento che devono essere spiegate in modo professionale e corretto, dall’apprendimento di metodi e tecniche specifiche. Su queste basi sono stati strutturati percorsi di leadership suddivisi in step precisi, solitamente 5 fasi, le così dette “cinque scoperte”.

 

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I 6 stili di leadership sono stati studiati spesso, chiamati in molti modi ma afferenti sempre alle medesime categorie. Quando è corretto utilizzare lo stile del “leader visionario” rispetto a quello del “leader autoritario”. Perché aggiungere al proprio stile “battistrada” il “leader coach”? Cosa significa condurre una riunione con stile “democratico” in una fase di crisi? Perché nessuno vuole lavorare con un “bastardo” eppure molti lo apprezzano?

Ma soprattutto come si apprende ad usare uno stile nel momento opportuno? Quali sono le caratteristiche comunicative e posturali di ciascun stile e come transitare da uno stile all’altro? Come svestire uno stile di leadership quando torno a casa indossando abiti più confortevoli senza perdere sicurezza e autorevolezza?

Nei prossimi articoli approfodnirò questi temi, uno ad uno, spiegando nel modo più semplice possibile i risultati che provengono dalle ricerche condotte sul campo dagli esperti più famosi al mondo in questo settore. Gli Psicologi Daniel Goleman e R. Boyatzsis!

(la testistica psicologica sulla leadership è oggi disponibile anche in italiano, ovviamente questo non comporta la semplice traduzione ma un processo di adattamento dei test originali in lingua inglese e adatti soltanto a soggetti anglofoni ad un campione italiano, adattando le analisi fattoriali a soggetti madrelingua italiani o bilingui. Questo procedimento permette la costruzione di percorsi individualizzati, ben più efficaci dei percorsi standard creati sulla base di una spesso approssimativa conoscenza delle teorie sull’intelligenza emotiva).

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