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Amore a tre, a due, a molti: le radici della promiscuità sessuale!

Amore a tre, a due, a molti: le radici della promiscuità sessuale!

Amore a tre, a due, a molti: le radici della promiscuità sessuale!

Il successo dei libri a sfondo sado masochista è tornato alla ribalta con il famoso 50 sfumature di grigio. Eppure non è una novità di questi tempi. Etruschi e greci usavano la pittura come forma di comunicazione anche delle nostre abitudini sessuali. Omologhi della odierna pornografia sono affreschi e decorazioni.E’ nota a tarquinia la tomba della fustigazione, dove questo affresco è presente. Si tratta di una scena di sesso a tre. Una donna con due uomini, uno dei due la fustiga mentre lei ha un rapporto orale con l’altro.

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Questo genere di rappresentazioni era tutt’altro che raro e semrano testimoniare che le abitudini sessuali umane sono fantasiasose da almeno il quinto secolo avanti cristo. Eppure è nel 1966 che la ricerca scientifica, per la prima volta ed in modo sistematico, si occupa di catalogare i modi in cui gli esseri umani traggono piacere sessuale.

 

Un piccolo segnale che forse ci sbagliavamo su noi stessi è noto dallo studio etologico della prunella modularis, detta volgarmente passera scopiaola. Il passero comune. Nel medio evo era considerato esempio di monogamia e fedeltà, tanto da essere citato in vari sermoni da illustri rappresentanti della chiesa. Successivamente abbiamo scoperto che la Prunella Modularis si dedicava a relazioni monogame tanto quanto alla poligamia. Il maschio era detentore di Harem le cui femmine tradivano puntualmente con maschi “satellite” che si appostano nell’erba alta.

Hai capito bene, quando vedi molti passerotti radunati in gruppi nell’erba alta, in alcuni casi stai assistendo a del sesso di gruppo.

Ma torniamo al 1966, quando William Masters e Virginia Johnson pubblicano “l’atto sessuale nell’uomo e nella donna”. L’america puritana viene sconvolta da tale intromissione nel sistema di valori nord americano. Infatti le ricerche precedenti si basavano su interviste verbali. Le persone rispondevano aderendo a quello che ritenevano ci si attendesse da loro. Masters e Johnson fanno una cosa diversa, filmano, registrano e visionano direttamente misurando anche i parametri fisioplogici durante circa 10.000 atti sessuali compiuti da circa 700 volontari. La sua ricerca è inappellabile perché misura la realtà e non la versione edulcorata che di essa raccontiamo.

Ma quali sono stae le scoperte dei due studiosi? Una tra tutte è che la femmina umana spesso non è soddisfatta di una sola esperienza orgasmica negli episodi di automanipolazione del clitoride. Se non vi è una tensione psicosociale che viene a reprimere l’eccitazione sessuale, molte donne mature possono godere di tre, quattro esperienze orgasmiche, prima di raggiungere un apparente senso di appagamento.

La sessualità femminile in quanto a potenziale e piacere risultava uguale o superiore a quella maschile, un affronto non facile da sopportare per l’america puritana. Il grande libro demolì le teorie freudiana, che consideravano l’orgasmo clitorideo più immaturo, demolì le credenze di una società patriarcale e maschilista in cui la sessualità veniva fondamentalmente repressa, permise una diffusione maggiore della cultura sessuale e delle conoscenze dell’uomo su un aspetto tanto importante della propria esistenza ma ebbe anche aspetti negativi.

Furono loro infatti ad inventare le terapie di conversione per gli omosessuali. Anche loro, sebbene alquanto disinvolti, erano vittime di credenze sociali alquanto bizzarre. Cioè che l’omosessualità fosse una disfunzione, cosa purtroppo a lungo diffusa nella cultura scientifica.

Per cui sappiamo che si, la promiscuità sessuale è diffusa da tempo immemorabile, è oggetto di rappresentazioni pittoree in epoche assai antiche e che in tutto e per tutte rappresentano fantasie ed esperienze sessuali tutt’oggi diffuse. Sappiamo altresì che il mondo della sessualità è stato spesso vittima di credenze dovute a convizioni sociali che la ricerca scientifica ha puntualmente smentito e che anche la ricerca scientifica, in tale ambito, può essere vittima delle costrizioni e dei canoni sociali diffusi che definiscono la normalità e la disfunzione in modi erronei. Ciò che una cultura ritiene normale è in realtà ciò che ritiene socialmente accettabile. La realtà della nostra natura va ben oltre le convizioni che abbiamo su noi stessi!

Dr. Massimo Giusti

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